
CAMPO IMPERATORE - "Lo chiamavano Trinità" - I 5 Laghetti
Pedalare per l’altopiano selvaggio, con cinque laghetti di montagna, alla vista del Corno Grande e dell’intera Catena del Gran Sasso, visitare il set cinematografico di “Lo chiamavano Trinità”, attraversare il Canyon dello Scoppaturo, tutto in una mattinata, è possibile solo a Campo Imperatore. La partenza era prevista per le nove in prossimità di Fonte Vetica, arrivo per le nove in punto sperando di trovare ancora il gruppo di “Ciclo Escursionismo Abruzzo”. Riesco ad avvistarli in mezzo a un stormo di motociclisti e una marea di macchine parcheggiate presso il Ristoro Mucciante, gli arrosticini attirano gente da ogni parte d’Italia, oggi è domenica e l’affollamento è ancora maggiore. Appena arrivato scarico la bici dall’auto e faccio appena in tempo a sistemare sulla bici gli apparecchi video e GPS (anche se a queste altezze lontano dalle antenne e dai ripetitori il GPS funziona con difficoltà) che si parte subito.
Dopo tre chilometri arriviamo al cartello con le immagini di Bud Spenser e Terence Hill, dietro al cartello c’è l’enorme ghiaione dove cavalcavano gli eroi degli spaghetti western.
Con le nostre MTB riusciamo ad inoltrarci nel ghiaione fino alla roccia ai piedi della quale, ancora oggi, si conserva la padella che nel film il finto sceriffo Bud Spenser, aiutato dal fratello Trinità, cattura i fuorilegge rubando loro i fagioli che stavano cuocendo. Siamo in uno dei posti naturali più selvaggi e scenografici che hanno caratterizzato gli episodi dei famosi western all’italiana, il genere cinematografico inventato da Sergio Leone, arricchito dalle intramontabili colonne sonore di Ennio Morricone che, successivamente, Bud e Terence trasformarono in parodia. Un genere cinematografico che non voleva esaltare l’epopea del West ma, rivolgendosi ad un pubblico non americano, voleva dare un’immagine meno epica, più dura e forse più realistica rispetto alle tipiche figure del cow-boy e delle giubbe blu che hanno contribuito a creare la leggenda del West. Una caratteristica dei western all’italiana è che il “buono” non è sempre una figura positiva, ma è spesso trasandato, sporco, superficiale e cinico, dandogli anche una indole più simpatica: da antieroe. Certamente gli spaghetti western, con il loro successo, hanno dato una spinta a favorire quel revisionismo dell'epopea western un pò troppo romanzata che, negli ultimi anni del secolo scorso è iniziato anche negli Stati Unti.
Qualcuno non manca di fare una foto con la vecchia padella che, oggi, non contiene più i fagioli, ma solo alcuni centesimi di euro. Naturalmente è obbligatoria una foto collettiva prima di proseguire verso il primo laghetto del lago Pietranzoni, che si raggiunge dopo 10 chilometri lungo la strada statale 17bis. Pedaliamo lungo la statale con una magnifica vista della parte meridionale della Catena del Gran Sasso e del Sentiero del Centenario che attraversando il Monte Brancastello, il Prena e il Monte Camicia, arriva a Vado di Sole con un percorso semi-alpinistico di circa 20 chilometri.
Lasciamo il Lago Pietranzoni prendendo il sentiero che sale verso i ruderi della chiesa di Sant’Egidio per prosegue verso la Fossa Paganica con il laghetto omonimo. Si raggiunge di nuovo la ss 17bis che attraversiamo per scendere per un vallone fino al Lago della Fossetta. Si tratta di un versante non frequentato dai turisti che viene utilizzato dagli allevatori per lasciare le mandrie dei bovini allo stato brado. Proseguendo per il sentiero si arriva al Lago Barisciano con altre mandrie al pascolo. Di mandrie ne incontriamo diverse, mentre non abbiamo visto nessun gregge di pecore. Mi ricordo ciò che, qualche anno fa, mi aveva detto Antonio, il pastore di Arischia: “Non è più possibile allevare pecore, ci sono troppe regole da rispettare che fanno alzare i costi. Ci sono restrizioni nella mungitura del latte e nella lavorazione dei formaggi, senza parlare dello smaltimento della lana, che non rendono conveniente l’allevamento ovino”. Allora mi chiedo anche da dove arrivino le carni per i famosi arrosticini abruzzesi.
Stiamo attraversando il Piano del Bove, che ovviamente prende il nome dai tanti buoi al pascolo lungo questi valloni.Passiamo per il Lago di Passaneta, successivamente di fronte al Monte Mesola troviamo i ruderi della Grancia di Santa Maria del Monte di Paganica indicati da un cartello segnaletico. In prossimità del Lago Racollo troviamo il rifugio dove ci fermiamo per breve tempo. Riprendendo la statale 27bis verso Fonte Vetica deviando per il Cayon dello Scoppaturo formato nei secoli dallo scioglimento dei ghiacciai, chiamato anche Cayon Valianera. Si narra che, in un tempo lontano, in questo antro vivesse la strega Valianera, la più potente e ambiziosa delle streghe aquilane, intorno alla quale sono fiorite leggende di ogni tipo. Attraversiamo il ghiaione del canyon e, prima di ritornare al Ristoro Mucciante transitiamo per il Monumento al Pastore Pupo Nunzio e la sua famiglia. Il monumento è stato scolpito nel 1987 dallo scultore di Calascio Vicentino Michetti, che, con il suo lavoro, ha voluto dedicare una statua a ricordo di tutti coloro che hanno perso la vita in montagna.
La loro è una triste storia del delicato rapporto tra uomo e montagna. Nell’ottobre del 1919 il pastore aveva deciso di restare qualche giorno in più nell’altopiano con il suo gregge, per rimanere ancora un pò vicino alla famiglia. Anche se il clima era ancora insolitamente tiepido, gli altri pastori avevano già lasciato l’altopiano di Campo Imperatore per dirigersi verso le più calde praterie della Puglia attraverso il Tratturo Magno. Un giorno di metà mese, mentre con i due figli ed il loro cane, stava pascolando le pecore godendo degli ultimi giorni insieme, il tempo cambiò in modo così repentino da non lasciare scampo a nessuno di loro. Come spesso succede lungo l’altopiano di Campo Imperatore, dal tiepido sole della mattinata arrivarono infatti in modo improvviso delle raffiche gelide che si trasformarono presto in una vera e propria bufera di neve. Il pastore, i suoi figli, il loro cane e l’intero gregge perirono nel gelo. La moglie, non vedendoli tornare, uscì nella bufera per andare alla loro ricerca, ma morì anche lei. I resti della famiglia e degli animali fu ritrovata nella primavera successiva, allo sciogliersi delle nevi.
Facciamo le ultime centinaia di metri per raggiungere il Ristoro Mucciante intorno al quale, essendo l’ora di pranzo, si diffonde un gradevole odore di carne arrosto.
Abbiamo percorso 31 chilometri con un piccolo dislivello di 303 metri, percorsi tra i pascoli dell’altopiano.
28/07/2024