

La Valle Giumentina è situata tra la Valle dell'Orfento e il Vallone di S. Spirito, al centro della Valle si trova la frazione di Decontra, una piccola gemma incastonata ai piedi della Maiella. Da qui si domina il versante nord-ovest della Maiella, si vedono molto bene la Maielletta, il Blockhous e il Monte Amaro. Voltando lo sguardo ad occidente si ammira il massiccio del Morrone e in lontananza si avvista il Sirente.
E’ un luogo preservato dalla modernità, ma non per questo si può considerare sottosviluppato e tanto meno anacronistico. Per i suoi pochi abitanti rappresenta un modo diverso di concepire la vita. Se si volesse avere informazioni di Decontra con una ricerca su internet si potrebbe sapere che in questa frazione di Caramanico vi risiedono settanta abitanti: trentasette maschi e trentatre femmine. Questo di per sé da già un'idea su che tipo di paese sia Decontra. Ha vissuto per secoli di un'economia autoctona, nei mesi invernali sopportava lunghi periodi di isolamento a causa delle forti nevicate. Fino a qualche tempo fa era una zona inaccessibile, è stato il turismo che ha consentito di risollevarsi dalle conseguenze della crisi della pastorizia e dell'agricoltura, attività che comunque resistono con modalità più sostenibili, nella ricerca di un'integrazione tra la tradizione e le necessità di una vita dignitosa per chi ha deciso di vivere ancora in queste zone impervie.
Nella Valle dell'Orfento sono situati la maggior parte degli eremi celestiniani: S. Bartolomeo in Legio, S. Spirito a Maiella, S. Giovanni, S. Onofrio, S. Benedetto, Santa Maria e S. Antonio.
Il percorso della Valle Giumentina è un sentiero facile e quasi tutto pianeggiante, lungo circa 6 chilometri e molto ben segnalato. Seguendo i cartelli si arriva senza difficoltà all' "Ecomuseo del Paleolitico" recentemente realizzato a cura del Comune di Abbateggio. Si è voluto ricreare a beneficio dei turisti un villaggio formato di sei capanne a Tholos (in greco: cupole). I Tholos sono la testimonianza dello stile di vita dei contadini abruzzesi che li utilizzavano per la custodia degli attrezzi, ma anche quale abitazione estiva. Abbandonati dai contadini sono diventati rifugi di pastori e dei loro animali fino a tempi relativamente recenti. Esistono ancora diverse costruzioni originali che dopo l’abbandono si sono molto deteriorate e soprattutto sono difficili da rintracciare perché sopraffatte dalla vegetazione. A gestire l’ecomuseo, di proprietà del Comune, è la Cooperativa Maggiociondolo. Adamo con la collaborazione di altri soci cura magnificamente il villaggio e gestisce anche il chiosco, dove racconta tantissime curiosità. Fatevi raccontare le mille e più storie di quei posti, non servirà molto a convincerlo. Sarete incantati dalla sua passione.
Ho scoperto la Valle Giumentina solo recentemente, quando sono venuto a perlustrare la zona con Gianni Alcini. Il percorso fatto nel settembre 2022 con gli amici di “Ciclo Escursionismo Abruzzo” partiva dal bivio di Abbateggio, circa due chilometri dopo S. Valentino in Abruzzo Citeriore. Ci siamo diretti verso Caramanico Terme percorrendo la ss 487 deviando poco dopo a sinistra verso Contrada S. Giovanni. Arrivati alla frazione S. Elia abbiamo preso la strada comunale a sinistra che ci ha portati all’interno della Valle Giumentina. Al bivio di Decontra si svolta ancora sinistra per prendere il sentiero “Anello della Valle Giumentina”, superato il cartello turistico: “Abbateggio Paese del Farro e del Premio Parco Maiella” che illustra l’Ecomuseo del Paleolitico, al bivio successivo abbiamo svoltato per il Villaggio dei Tholos.
La tecnica utilizzata per la costruzione dei Tholos era quella di realizzare un giro di pietre, ogni giro viene appoggiato su quello inferiore, spostato leggermente verso l’interno di qualche centimetro, in modo che alla fine si crea una struttura a cono. Si formano cerchi concentrici sovrapposti con diametro lievemente decrescente. Non viene utilizzato nessun tipo di malta, il collante viene dalla spinta che ogni pietra esercita sull’altra. Viene spontaneo accostare i Tholos ad altre costruzioni come i Nuraghi, i Trulli e alle Caciare del Gran Sasso, tutti realizzati con pietre a secco. La similitudine con i trulli pugliesi è senz’altro legata alla transumanza che ha creato nei secoli una stretta relazione tra i pastori dell’Appennino centrale e il Tavoliere delle Puglie.
Dopo la visita al Villaggio dei Tholos e la piacevole conversazione con Adamo simo tornati all’incrocio per Decontra e Abbateggio, ben segnalato con diversi cartelli segnaletici.
Abbiamo lasciato la comoda carrareccia dell’Anello della Valle Giumentina per prendere un sentiero a destra, appena tracciato, e ci siamo introdotti all’interno di un boschetto, superando il cancello di una Country House raggiungiamo due Tholos originali nascosti tra la vegetazione, seguendo il sentiero segnato da due muretti laterali proseguiamo in aperta campagna per ritornare sulla strada della Valle Giumentina ad un incrocio con un altarino in muratura e alcune piastrelle in ceramica raffigurante l’immagine della Madonna circondata da alcuni bambini. Ci dirigiamo verso Roccamorice prendendo la strada comunale Pietralata che ci conduce sulla sp 22. Roccamorice è uno dei caratteristici borghi della Maiella, dove ci siamo fermati per un breve ristoro. Abbiamo proseguito in salita sulla provinciale che porta a Passo Lanciano e al Blockhau per circa 4 chilometri fino al bivio che indica i due eremi celestiniani: S. Spirito a Maiella e S. Bartolomeo in Legio. Prendiamo la discesa sulla destra e poco dopo superiamo il bivio con il sentiero che porta all’Eremo di S. Bartolomeo impossibile da percorrere in bici. Proseguiamo sulla strada asfaltata lungo un falsopiano di circa 4 chilometri, dopo esser entrati in un fitto bosco in leggera salita si arriva all’Eremo di S. Spirito a Maiella.
Situato a 1132 metri di altitudine fu il primo eremo della confraternita fondata da Pietro del Morrone, riconosciuta da papa Urbano IV e annessa all’Ordine Benedettino. Nel 1293 il futuro papa Celestino V si stabilì presso Sulmona nell’Eremo di Sant’Onofrio, e trasferì la Casa Madre dell’ordine da Santo Spirito a Maiella a Santo Spirito al Morrone. Gli eremi celestiniani subirono nel tempo periodi di abbandoni fino alle soppressioni napoleoniche del 1807. Fu la controversa figura di CelestinoV, ma soprattutto l’ubicazione inaccessibile dei siti celestiniani che portarono ad un progressivo declino degli eremi. Soltanto nel XX secolo ci fu una loro riscoperta in seguito all’istituzione della “Perdonanza Celestiniana” e una rivalutazione della figura di Pietro Angelerio, futuro papa Celestino V criticato da Dante Alighieri come “colui che fece per viltade il gran rifiuto”.
L’Eremo di Santo Spirito si trova in buone condizioni in seguito a recenti restauri. Dopo la visita all’eremo si ritorna verso Roccamorice e al bivio sulla ss 485, senza rintrare nella Valle Giumentina, dopo aver percorso circa 37 chilometri e superato un dislivello di 1090 metri.
4/09/2022