ISOLA d'ELBA


1° Tappa: promontorio del Monte Calamita, anello basso. La Miniera, spiaggia Buzzicone e spiaggia Istia - km. 27,5

dislivello positivo m. 607 - dislivello negativo m. 607
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La prima tappa prevede l’intero giro intorno al promontorio del monte Calamita. Alle 14.30 lasciamo l’albergo e ci dirigiamo verso Capoliveri da dove prendiamo via Luperini, una strada che si snoda lungo la costa sud-ovest del promontorio. Iniziamo subito a godere di panorami incantevoli a picco sul mare, il territorio è talmente scosceso che non si riescono a vedere le tre splendide spiagge sottostanti: Morcone, Pareti e l’Innamorata. Si vedono, però, in lontananza le isole di Pianosa e di Montecristo confuse nella foschia del mare.
Dopo pochi chilometri lasciamo la comoda via Luperini per imboccare uno sterrato sempre a mezza costa, circondati dalla tipica macchia mediterranea fatta di arbusti bassi. Un mare di colori e di profumi per la presenza di: ginepri, mirti, rosmarini, lentischi, eriche, corbezzoli, tamerici, tante ginestre e l’immancabile elicriso che spande il suo inconfondibile aroma di liquirizia misto a camomilla, molto simile al curry. E’ quasi impossibile distinguere i diversi profumi che si disperdono nell’aria, è un vero paradiso per la vista e per l’olfatto.
alt Il sentiero facilmente pedalabile improvvisamente diventa una piccola traccia scavata nel terreno, non è possibile pedalare per il rischio di precipitare nel dirupo, siamo costretti a scendere dalla bici proseguendo a piedi per un breve tratto fino a ritrovare di nuovo il comodo sentiero. Stiamo affrontando un vero percorso di montagna a pochi passi dal mare. Il verde della macchia e il bianco della roccia si distinguono nettamente dall’azzurro del mare. Ammiriamo una serie continua di insenature e di calette che si susseguono, ogni tanto affiorano dal mare alcuni scogli e piccole isole.
Dalle ricerche (che faccio sempre dopo aver effettuato i miei percorsi cicloturistici) ho potuto verificare che il sentiero che abbiamo affrontato si chiama “Via Vecchia Ferrovia” che ripercorre la vecchia strada ferrata che collegava la miniera a cielo aperto del Vallone con la spiaggia dell’Innamorata dove esisteva il punto d’imbarco per il trasporto via mare del minerale. Era una ferrovia a vapore costruita nei primi anni del ‘900. Dalla miniera al pontile il treno percorreva ogni giorno 6 chilometri, rappresentando un importante progresso per il trasporto del minerale e per la produzione per oltre mezzo secolo. Il Vallone era anche il cantiere più ricco dal punto di vista mineralogico, oltre al ferro qui si possono trovare campioni di azzurrite, malachite e crisocolla, i minerali del rame. Le miniere dell’Isola d’Elba nel XX secolo erano all’avanguardia per quei tempi, quelle di Capoliveri erano le più ricche d’Europa, con moderni impianti di pesatura e carico, che davano lavoro a molti elbani.
alt Continuando a pedalare, il sentiero inizia a scendere verso la costa e dall’alto riusciamo a vedere i vecchi impianti della miniera. E’ una delle mete da me preferite. Dopo circa 70 anni ritorno alla miniera con la curiosità di vedere se ancora si riesce a trovare qualche reperto di minerale.
Seguendo la via vecchia ferrovia anche noi arriviamo alla miniera del Vallone che ormai viene conservata come archeologia industriale, simile a molte altre attività dismesse perché diventate antieconomiche. Oggi, infatti, è più conveniente per l’ex Italsider acquistare i minerali in Sud America e nell’Africa del Sud.
Giungiamo al Vallone percorrendo una carrareccia molto panoramica, cerco di fare il maggior numero di foto, ma è impossibile documentare tutto quello che vorrei, mi dovrei fermare troppo spesso con il rischio di perdere la compagnia con la disperazione delle nostre guide. "Paolo!" mi richiama Marcello. "Nocelli, dov'è Nocelli?" grida Danilo.
Non riesco a fare nessun video della miniera perché la batteria della go-pro si è scaricata (è uno dei tanti inconvenienti che ostacola il mio lavoro di reporter).
Arrivati alla miniera non rinuncio a quello che rappresenta uno dei miei obiettivi: la ricerca di qualche reperto minerario. Faccio un breve giro per la miniera allontanandomi dal piazzale, sperando nella buona sorte. Come prevedevo non ci sono minerali, dopo la chiusura e l’abbandono del giacimento nessuno ha più scavato e, con il tempo, i minerali rimasti all’aria aperta sono stati “depredati” dai turisti. Mi sono accontentato di raccogliere i quattro sassi rimasti, ma senza provare il rimorso del …..predatore. Avvicinandomi ad un’apertura della roccia speravo di avere più fortuna. Mi sono guardato bene dall’entrare nella grotta e mi sono fatto attirare da alcune pietre di vario colore che brillavano alla luce del sole, volevo riportare a casa qualche simbolo della miniera da mettere insieme ai reperti raccolti nella mia gita scolastica fatta nel 1957. Ho letto che "Azzurro e verde svelano la presenza di azzurrite, crisocolla e malachite. Ivanite, granati, calciti e argoniti faranno felici i cercatori più attenti”.


Soddisfatto della raccolta, molto più misera di quella fatta nel secolo scorso, lascio Punta Calamita insieme ai miei compagni e risaliamo verso la strada a mezza costa che ci porta alla Fattoria Ripalta dove possiamo rifocillarci. Dopo una breve sosta proseguiamo lungo la carrareccia verso nord-est costeggiando il promontorio in direzione di Capoliveri. Siamo sempre a mezza costa tra "le tamerici salmastre ed arse, tra i ginepri scagliosi ed irti, tra i mirti divini e le ginestre fulgenti” con il mare sotto di noi di un azzurro intenso.
Ci fermiamo in prossimità della Punta di Buzzancone da dove si spazia su un ampio panorama fino alla costa toscana da Piombino a Punta Ala e l’Argentario. Scatto fotografie a più non posso, c’è l’imbarazzo della scelta sugli scenari da immortalare. Del resto un altro dei miei obiettivi è quello di produrre una vasta documentazione. Il racconto di viaggio da pubblicare in questo sito "le vie francigene di Paolo" deve essere il più ampio possibile. Le foto e i video aiutano a raccontare meglio.
Rientriamo a Naregno dopo aver percorso circa 27 chilometri di panorami stupendi. La soddisfazione è tanta che non sento minimamente la stanchezza, ma non disdegno una bella doccia rigenerante che conclude un pomeriggio molto positivo sotto tutti gli aspetti.
La visita alla miniera è stata talmente appagante che merita un approfondimento. Nelle mie rcerche trovo il racconto della sua storia stralciandola dal sito ufficiale “Miniere dell’Isola d’Elba” edito da Caput Liberum che gestisce i servizi di interesse pubblico del Comune di Capoliveri. Nel riquadro dopo il video si può leggere "La storia delle Miniere".

28 aprile 2025