ISOLA d'ELBA
Quarta tappa: Porto Azzurro, spiagga Barbarossa, spiaggia Reale e Terranera - km. 22,5

La quarta tappa si svolge intorno a Porto Azzurro e alle sue spiagge. L’ultima tappa è di soli 22 chilometri, per dare l’opportunità a tutti di prendere il traghetto nel primo pomeriggio. Oggi Paolo lascia la bici per salire sul furgone, Gilda lo accompagna per seguire i cicloturisti sugli ultimi sentieri dell’Elba.
Si parte puntuali alle 9 per dirigersi verso Cala di Mola e arrivare a Porto Azzurro tramite la provinciale proveniente da Portoferraio.
Porto Azzurro è un vecchio borgo di pescatori di origine spagnola. Anticamente si chiamava Portolongone per la forma allungata del porto. E’ sovrastato dal mastodontico Forte San Giacomo, edificato da Filippo III di Spagna a difesa della città. Nel XIX secolo il forte fu trasformato in carcere, la cui funzione dura tutt’ora. L’origine del paese risale al 1600, quando gli spagnoli costruirono la loro Fortezza sul promontorio per difendersi dalle incursioni dei saraceni.
Portolongone dal 1603 ha fatto parte dello “Stato dei Presìdi”, un governatorato situato in Toscana, creato per volontà del re di Spagna Filippo II al termine di una lunga guerra che sancì la spartizione della Repubblica di Siena. Fu quindi sottoposto alla Spagna dal 1557 al 1707, passò dal 1708 al 1733 alla corona d'Austria, e, infine, dal 1733 al 1801 ai Borbone delle Due Sicilie. Costituiva un presidio molto importante, permettendo ai suoi dominatori di controllare i traffici del Tirreno verso l'Italia meridionale. Lo "Stato dei Presìdi" comprendeva Orbetello, che ne era la capitale (con le frazioni di Ansedonia e Talamone), Porto Ercole e Porto Santo Stefano. Successivamente, dal 1603 venne aggregato Porto Longone insieme a Capoliveri, località dell'isola d'Elba già appartenente al Principato di Piombino. Con il termine della guerra, sebbene la Repubblica di Siena riuscisse a resistere - non sconfitta definitivamente - con il Trattato di Cateau-Cambrésis ne venne cancellata l'indipendenza e fu assegnata alla Corona spagnola. I suoi territori vennero quindi suddivisi: un'ampia fascia costiera andò a formare lo Stato dei Presidi, mentre gran parte del territorio venne affidato come feudo nobile a Cosimo I de' Medici dando vita al Ducato di Siena. Lo "Stato dei Presìdi" non fu mai uno Stato sovrano, non ebbe mai una dinastia regnante propria e tanto meno ebbe rappresentanze ufficiali proprie. Lo Stato ebbe solo governatori inviati dal governo centrale: per lo più militari di medio rango, preoccupati di mantenere in efficienza le fortificazioni. Il comando generale risiedeva ad Orbetello ed era composto da un Uditore, che amministrava la giustizia, un Veditore (provveditore), che provvedeva agli aspetti economici, alle fortificazioni, alle paghe delle guarnigioni, era coadiuvato da uno Scrivano di razione (ragioniere) e da un Pagatore; mentre le entrate del fisco erano amministrate dall'Appaltatore. Vi era inoltre un Vicario generale, che sovraintendeva ed ispezionava il territorio. Con il Congresso di Vienna e la Restaurazione, lo"Stato dei Presìdi" non fu più ricostituito ed il suo territorio diventò parte integrante del Granducato di Toscana degli Asburgo-Lorena.
Nel 1906 il comune di Portolongone fu diviso da Capoliveri che formò un comune autonomo. Nel 1947 assunse la denominazione di Porto Azzurro patrocinata soprattutto dal senatore Giovan Battista Quirolo che, tra l’altro, scrisse: «Porto Longone marina, grazioso paese di villeggiatura e di bagni, ..... meriterebbe, per le sue bellezze, che il suo nome fosse svincolato da quello che ricorda, tormentosamente, la Casa di Pena, alla quale, pur essendone assai distanziata, viene, per il nome, associata nella mente a chi non conosce la ridente stazione di bagni: per la luminosità, per la sua verdeggiante vegetazione bene le converrebbe il nome di Porto Azzurro o Porto Verde.»
La nostra escursione in bici prosegue da Porto Azzurro per la passeggiata Carmignani e passando sotto la fortezza spagnola si arriva alla spiaggia di Barbarossa, dal nome del famoso pirata Ariadeno. Continuando sulla costa percorrendo un sentiero con diverse insenature, si arriva alla spiaggia di Reale, bellissima spiaggia di ghiaia fine. Procedendo ancora lungo la costa per mulattiere che scendono al mare, lo scenario si trasforma e si arriva alla spiaggia di Terranera, il cui arenile è di colorazione scura e brillante a causa della ricchezza di minerali. All'interno della spiaggia troviamo il famoso “Laghetto verde di Terranera”, un laghetto artificiale di acqua dolce derivato dagli scarti dell'estrazione del minerale di ferro e residui di zolfo che rendono l'acqua del caratteristico color verde. Una striscia di terra lo separa dall'azzurro del mare. Il laghetto è ciò che resta della miniera di Terranera mentre le rocce circostanti sono di un rosso scuro per i residui dei minerali di ematite.
Anche la zona a nord di Porto Azzurro era ricca di miniere, oltre Terranera a poco più di un chilometro in linea d'aria, c’era la miniera Capobianco dove si estraeva la lignite mentre a Terranera si estraeva pirite, ematite e magnetite. A testimonianza dell’attività estrattiva è stato realizzato nel centro storico di Rio Marina il Museo Minerario contenente reperti minerari e storici delle miniere dell’Elba.
Lasciata la spiaggia di Terranera risaliamo sulla collina per dirigerci verso il Big Bench, una delle panchine giganti create dal designer americano Chris Bangle. Oggi sono centinaia di vario colore, sparse nei punti più panoramici d'Europa. Qui la panchina è azzurra come il colore del mare. Dopo le foto di rito scendiamo verso Porto Azzurro per rientrare a Naregno in tempo per giungere all’appuntamento del traghetto delle 13.00 per Piombino.
Saluto gli amici cicloturisti e le guide dando loro appuntamento tra qualche settimana sul mio sito dove ho pubblicato le foto e i video delle escursioni sull’Isola d’Elba.
Abbiamo trascorso quattro giorni insieme nel modo che ci è più congeniale e con la maggior parte di loro forse non ci vedremo più. Il racconto che faccio nel mio sito “le vie francigene di Paolo” mi serve anche per conservarne la memoria. Non è un vero racconto, ma un ricordo per me e un’informativa per aiutare tutti coloro che vogliono affrontare un cammino in bici.
Vorrei avere le capacità dello scrittore per narrare le tante figure che si conoscono durante le varie camminate. In tanti anni che pedalo da cicloturista ho conosciuto tanta gente, ognuno con la sua personalità che sarebbe interessante sottolineare, ma oltre alle mie scarse competenze c’è anche la mia proverbiale riservatezza che mi impedisce di approfondire le relazioni. Sono, inoltre, molto distratto totalmente preso dal panorama e dai luoghi che attraverso (e dalle difficoltà tecniche da superare) che trascuro il ruolo e l’importanza delle persone con le quali condivido l'esperienza ciclistica. Non mi rimane molto tempo per proseguire nei miei percorsi in sella alla bici mi auguro, però, di poter incontrare ancora qualcuno di loro prima di appenderla definitivamente al chiodo.
1 maggio 2025