LA VIA DEGLI DEI - 1° Tappa: Bologna - Monzuno

Oggi 25 Aprile si parte per la “Via degli déi” da Bologna fino a Firenze valicando la dorsale appenninica Tosco-Emiliana. Passeremo per sentieri e località che sono stati teatro delle ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale. Attraverseremo la famosa "Linea Gotica" che ha rappresentato l’ultimo baluardo delle forze tedesche nel 1945.
Non potevamo fare una scelta migliore per festeggiare la “Festa di Liberazione”. In un momento in cui si sta tentando di sminuire il significato di una simile ricorrenza, io sono contento di poter attraversare un territorio che conosco sulla carta per aver letto numerosi libri e articoli di giornale su quel periodo infausto per gli italiani. Infausto per tutto ciò che i cittadini tutti hanno dovuto soffrire a causa di una guerra insensata combattuta (con furbizia, ma scioccamente) dalla parte sbagliata. Quando l’Italia è entrata in guerra si pensava che i tedeschi l’avessero, ormai, vinta. Una guerra nata dalla presunzione e dalla prepotenza degli stati dittatoriali contro le democrazie occidentali. Un ruolo determinante per la vittoria contro il nazi-fascismo l’hanno svolto, però, i sovietici che non avevano certo i crismi della democrazia. Una guerra iniziata con mire demagogiche (come quasi tutte le guerre) che costò all'umanità sei anni di sofferenze, distruzioni e massacri, con una stima totale di morti che oscilla tra i 55 e i 60 milioni di individui, in gran parte appartenenti alla popolazione civile. La presunzione e la megalomania portò i nazisti ad invadere l’Unione Sovietica, seguiti da un esercito italiano sprovveduto e disorganizzato. Fu proprio la resistenza eroica di Stalingrado l’inizio della sconfitta nazi-fascista. Dopo la ritirata di Russia, la campagna italiana e lo sbarco di Normandia gli eserciti dell’asse italo-tedesco subirono una cocente sconfitta con la fine ignobile dei loro massimi rappresentanti.
La campagna di guerra italiana condotta dagli alleati occidentali, iniziata con lo sbarco in Sicilia, durò ben due anni, dal luglio 1943 al mese di aprile 1945. Dopo una resistenza di oltre 6 mesi lungo la “Linea Gustav” che si estendeva dalla foce del Garigliano (sul Tirreno) ad Ortona (sull’Adriatico) l’esercito tedesco è costretto ad arretrare ed attestarsi più a nord su un’altra linea difensiva fortificata: la “Linea Gotica” che andava dal versante tirrenico dell'attuale provincia di Massa-Carrara fino al versante adriatico della provincia di Pesaro e Urbino, seguendo un fronte di oltre 300 chilometri che si snodava lungo i rilievi appenninici della Toscana, dell'Emilia-Romagna e delle Marche. Un'opera imponente iniziata subito dopo lo sbarco delle forze anglo-americane, nel luglio 1943 e fu realizzata con l'impiego di soldati e prigionieri italiani e slovacchi che in 10 mesi riuscirono a costruire 3600 trincee, 900 km. di fossati e stendere 120 km. di filo spinato.
La difficoltà riscontrata nella "campagna d'Italia" da parte degli alleati e la sua lenta avanzata lungo la penisola fu condizionata, tra l'altro, dalle divergenze tra i comandi inglesi e statunitensi. Divergenze che risentivano delle diverse vedute dei loro governi. Fu infatti il presidente Roosevelt che suggerì lo sbarco in Sicilia per la sua vicinanza alle coste africane, ormai totalmente in mano alleata, contro il parere di Churchill che avrebbe preferito puntare sulla penisola balcanica per tagliare la strada ai sovietici. C'è, però, un'altra versione dei fatti che dice che fu proprio Churchill a preferire lo sbarco in Sicilia in quanto considerava l'Italia il "ventre molle" dell'asse. Sta di fatto che dissidi tra americani e inglesi ce ne furono fin dall'inizio, con errori strategici nell'avanzata lungo la penisola. La più clamorosa (che condizionò tutta la campagna d'Italia) fu quella di non aver ostacolato la ritirata delle forze dell'asse dall'isola, nell'attraversamento dello stretto di Messina. Gli americani, arrivati per primi a Messina, la trovarono vuota di truppe italo-tedesche che, indisturbate, erano approdate sulla sponda calabrese. Le perdite tedesche furono poche, in tutto 15 vascelli furono affondati o distrutti, altri 5 danneggiati. Gli italiani persero una sola imbarcazione.
La lenta avanzata lungo tutta la penisola fu dovuto anche alla strategia voluta dagli statunitensi che con il famoso "proclama Alexander" ordinò un rallentamento delle operazioni mantenendo un atteggiamento difensivo. Il fronte italiano perse di importanza per rinforzare lo schieramento alleato nello "sbarco in Normandia".
Solo a partire dal 21 aprile 1945, a seguito dell'offensiva di primavera, la linea Gotica venne definitivamente superata. Ci vollero ben otto mesi di duri scontri che per tutta L’Italia settentrionale significò una lunga e dolorosa occupazione, ma soprattutto una sanguinosa “guerra civile” tra le forze partigiane e i repubblichini di Salò. Una volta sfondata la “Linea Gustav” le forze alleate dilagarono nella Pianura Padana e in pochi giorni arrivarono a liberare Milano con la resa definitiva dei tedeschi.
Il giorno 25 Aprile è stato fissato come la ricorrenza della liberazione e la fine della guerra. In effetti la guerra tra gli eserciti alleati e i tedeschi, sul territorio italiano, terminò, ma la “guerra civile” italiana ebbe uno strascico (inevitabile) come succede in qualunque guerra tra appartenenti alla stessa popolazione. Il periodo immediatamente successivo alla liberazione, se non fu il momento peggiore di tutta la guerra, fu uno dei più tragici, segnato da episodi di giustizia sommaria e di vendette personali che hanno rischiato di macchiare le motivazioni ideali della lotta di liberazione, diventando motivo di memorie contese. Una guerra di liberazione che non ci ha collocato dalla parte dei vincitori e non potevamo essere considerati vincitori, come ha onestamente e dignitosamente ammesso De Gasperi nel suo discorso alla Conferenze di Pace di Parigi: "Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa ritenere un imputato, l'essere arrivato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione".
Una guerra di liberazione che è stata considerata “Liberazione come massacro ed offrendo ai vinti l’alibi di autoassolversi per evitare i conti con le proprie responsabilità storiche” (G. Oliva “La resa dei conti” ed. Oscar Mondadori)
La ricorrenza del 25 Aprile e della “Festa di Liberazione” purtroppo è stata condizionata dal marchio della guerra civile ed oggi, a circa 80 anni di distanza, le ferite non sono ancora interamente rimarginate.
La mattina del 25 aprile mi alzo presto per arrivare puntuale all’appuntamento con i cicloturisti. Mentre consumo una frugale colazione, per non appesantire troppo il mio stomaco (ma senza rinunciare all'immancabile cornetto e cappuccino), ho la piacevole sorpresa
Dopo aver fatto colazione e preparato i bagagli mi avvio verso il Parcheggio Staveco, dove è fissato l'appuntamento con i cicloturisti di Appennino Slow che dista poche centinaia di metri dall'albergo. Volevo arrivare puntuale perché ad ogni partenza devo attrezzare la bici con i dispositivi per la registrazione GPS e con la videocamera Go-pro. Nei momenti concitati della partenza mi succede spesso di fare manovre sbagliate o dimenticare qualcosa che rischia di compromettere il loro funzionamento. Arrivato al parcheggio individuo il gruppo dei cicloturisti con le bici già pronte per la partenza. Saluto le due guide Mattia e Giovanni e i miei compagni di viaggio: Mauro, Italo e Luca. Una bella rappresentanza del nord, del centro e del sud d'Italia.
Mattia e Giovanni sono due guide professioniste che hanno costituito “e-xplora” un progetto nato in collaborazione con il Programma di Sviluppo Rurale dell’Emilia-Romagna ed hanno con “Appennino Slow” un rapporto di collaborazione per l’escursionismo in biciletta. Le escursioni di “e-xplora” sono aperte ad un numero ridotto di partecipanti (massimo 4 – 5 persone per guida), per consentire ad ognuno il corretto approccio al mondo bike e l’approfondimento della tecnica, garantendo costantemente adeguate condizioni di sicurezza. Un buon metodo che dimostra la competenza e la passione con cui Mattia e Giovanni si dedicano all’escursionismo. Posso confermare che, durante il cammino, ho potuto constatare la competenza e la professionalità delle nostre guide. Preso possesso della mia bici, una "Merida" ultima generazione, mi affretto all’istallazione delle apparecchiature di registrazione, senza le quali io non parto ….mai. Oltre al Bryton e alla videocamera Go-pro, sul mio cellulare sono sempre aperte due app: wikiloc e relive, che mi consentono di ricostruire con maggior precisione il percorso. I preparativi per la partenza non durano molto, intorno alle 9.00 ci indirizziamo verso il centro di Bologna da dove avverrà la partenza “ufficiale”. Prima di partire Mattia ci consegna la credenziale del pellegrino, che non è un documento di pellegrinaggio ma che sarà il testimone del nostro cammino.
In ogni caso la storia di questo percorso è di origine antica e inizia nel 187 a.c. quando il console Caio Flaminio fa costruire una strada militare che porta il suo nome: "Flaminia militare", appunto, o ”Flaminia minor” per distinguerla dall’omonima strada, di pochi decenni più antica, che collegava Roma a Rimini. La Flaminia militare, invece, collegava Arezzo a Felsina, l’antico nome di Bologna. Come è accaduto per quasi tutte le antiche strade romane, a partire dall'alto medioevo i vecchi lastricati sono caduti in disuso, sommersi dalla vegetazione sono diventati semplici sentieri e mulattiere. Negli anni '80 del secolo scorso alcuni appassionati di archeologia si misero alla ricerca della strada sulla scorta di testimonianze orali e dopo anni di ricerche riportarono alla luce il basolato nascosto sotto uno strato di circa 60 cm di terra. I Romani hanno fondato le loro conquiste sulla realizzazione di una fitta rete stradale che facilitava i commerci, ma anche lo spostamento dei loro eserciti. Facilitare le comunicazioni lungo l’Appennino consentiva un rapido e facile collegamento con le provincie del nord. Insomma, questo territorio è ricco di storia e non poteva non attirare il mio interesse. Parto, come sempre, con una certa emozione e prima di partire scattiamo l’immancabile foto ricordo in Piazza Maggiore di fronte la Basilica di San Petronio.
Lasciato il centro storico prendiamo Via Saragozza dove, attraversata la porta omonima, inizia la Salita di San Luca.
Lasciato il Santuario siamo scesi percorrendo il sentiero del CAI verso Casalecchio di Reno. Siamo passati per il Parco Talon e sul ponte omonimo abbiamo attraversato il fiume Reno verso Sasso Marconi. Percorrendo un sentiero che costeggia l’Autostrada del Sole e il fiume siamo arrivati in uno dei villaggi più caratteristici del percorso: il Palazzo Rossi. Un borgo antico completamente ristrutturato e attualmente adibito a ricevimenti e ospitalità. Attraverso il Ponte della discarica siamo ritornati sulla riva sinistra del Reno e all’altezza di Sasso Marconi è ripresa la salita con lo strappo di Vizzano al 10%. Lasciato il fiume ed iniziata la salita la preoccupazione manifestataci da Matteo è diventata realtà con diversi tratti molto fangosi che in prossimità di Montelungo (pendenza media 7% con punte al 14%) ha costretto qualcuno di noi, ma soprattutto me, a mettere i piedi in terra. Specialmente nei tratti in ombra il fango era talmente tanto e scivoloso che le ruote non aderivano al terreno.
Sul Poggio dell'Oca abbiamo potuto ammirare un bel panorama su una parte dell’Appennino. Tra Badolo e Brento siamo passati, ma senza rendercene conto, sopra una delle gallerie ferroviaria più lunghe dell'Appennino, la galleria del Monte Adone, di 7135 metri, aperta nel 1934 sulla direttissima Bologna-Firenze. Sempre tra Badolo e Brento abbiamo attraversata la Riserva naturale generale Contrafforte Pliocenico. Le rocce costituenti il Contrafforte sono il risultato della sedimentazione tra i 5 e i 2 milioni di anni che hanno contribuito alla formazione dei rilievi più importanti: Monte Adone - 655 m s.l.m., Monte delle Formiche - 638 m, Monte Mario 466 m, Rocca di Badolo 475 m, Monte del Frate - 547 m. Il substrato roccioso si compone di arenarie grossolane, di un colore giallo dorato, mentre alla base i terreni sono composti da morbide argille. Di queste argille e del relativo fango ce ne simo resi conto durante la nostra pedalata.
Siamo arrivati a Monzuno con l’ultima salita di giornata per scendere verso la valle del fiume Savena, deviando leggermente dal percorso degli dèi, dove si trova il nostro alloggio: il b&b “Le Lodole Country House”. Una deviazione che valeva la pena effettuare per raggiungere una magnifica struttura che merita una descrizione particolare per la cura, il gusto e la bellezza di ogni dettaglio. Il b&b nasce dal recupero e dal restauro di un antico casale del 1600 e trasmette tutto il fascino della tradizione che è stata messa in risalto dai lavori effettuati: un ampio salone con camino,
Nel territorio di Monzuno si sono svolti alcuni degli episodi più nefasti della seconda guerra mondiale. Tra i più famosi è stata la “strage di Marabotto” chiamata anche “eccidio del Monte Sole” perché comprendente i comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno alle pendici del Monte Sole. Una vasta rappresaglia con un vero e proprio assalto delle abitazioni, delle cascine, delle scuole e delle chiese contro la popolazione civile, compiuta dalle truppe naziste agli ordini di Kesselring (responsabile anche del massacro delle Fosse Ardeatine). La strage di Sant’Anna di Stazzena è stato uno degli episodi più dolorosi della guerra compiuto anche con l'intervento di alcuni esponenti della Repubblica di Salò. Il feldmaresciallo Albert Kesselring catturato dagli Alleati nel maggio 1945, fu processato per crimini di guerra. Il processo, celebrato a Venezia dal febbraio al maggio 1947, si concluse con una condanna a morte per crimini di guerra, tramite fucilazione, non eseguita per intervento del governo britannico.
La giornata cicloturistica, abbastanza impegnativa, si conclude alla "Baracca sul Fiume", accompagnati cortesemente dal titolare delle Lodole, situata sulle rive del Savena con una cena che ha soddisfatto tutta la compagnia.
Aprile 2024