IL GARGANO E LA FORESTA UMBRA
2° Tappa: Monte S. Angelo - Vieste - km. 76

Il b&b Angela è una struttura che assomiglia più ad un albergo, appoggiata alla roccia di Monte S. Angelo; si sviluppa su più piani, con ai piedi una piscina che domina il panorama del Golfo di Manfredonia. Oltre alla gentilezza abbiamo potuto apprezzare l’ordine e la pulizia.
Oggi partiamo per una delle tappe più impegnative e imprevedibili, attraverseremo la “Foresta Umbra” che, nella programmazione del percorso ho ritenuto che fosse un passaggio obbligato. Senza nulla togliere alle bellezze della costa garganica il mistero della Foresta mi attrae. Su internet ho cercato, invano, di trovare qualche sentiero ben segnalato, ma la Foresta Umbra è un’importante zona militare e le planimetrie non possono essere troppo dettagliate. In mancanza della certezza del tracciato, avevo previsto di percorrere la strada provinciale 52 , più sicura e poco trafficata. L'itinerario per Mattinata, attraversando la Foresta Umbra aveva una lunghezza di oltre 90 chilometri, c'era il serio rischio di esaurire le batterie. Eventi inattesi hanno continuato a condizionare il nostro cammino, ma oggi gli imprevisti sono stati tutti positivi.

E' una magnifica giornata, c’è un sole splendido, ma la temperatura è quella delle prime ore d’autunno, un po' frizzantina. Di fronte a noi si apre una bella veduta sulla valle, è una magnifica discesa, una di quelle che piacciono tanto ai ciclisti, ma di prima mattina non riusciamo ad apprezzare il brivido della velocità, sentiamo soprattutto il brivido del freddo pungente.
Al termine della discesa svoltiamo a destra verso Contrada Carbonara dove inizia una salita di circa 5 chilometri che ci introduce in un fitto bosco, un anticipo di ciò che troveremo nella Foresta Umbra. Per arrivare al Centro Visitatori della Riserva facciamo un percorso tra il verde degli alberi senza attraversare nessun luogo abitato, incontrando ogni tanto qualche isolata casa colonica. E’ una tappa quasi completamente dentro la boscaglia, lo stato precario delle nostre bici ci danno qualche preoccupazione, ma in compenso sulla strada provinciale 52b non siamo completamente isolati, incontriamo saltuariamente qualche auto e moto a cui protremo ricorrere in caso di necessità.
Dopo circa 20 chilometri di salita arriviamo al Centro Visitatori intorno alle 12.30 e troviamo una novità del tutto inaspettata. Vicino all’Elda Hotel scorgiamo una baracca di legno adibita ad officina e un giovane intento alla riparazione di alcune bici. Dopo aver attraversato diverse località senza aver trovato assistenza, proprio dove non te lo aspetti appare la figura di un angelo salvatore. Penso immediatamente che dobbiamo approfittarne prima di proseguire il nostro cammino. Ci fermiamo per chiedere di cambiare la camera d’aria alla mia bici e di regolare il deragliatore a quella di Mauro.
In poco meno di mezz’ora il giovane meccanico (una guida che accompagna i turisti in MTB) ci risolve i problemi che ci hanno assillato il giorno prima. Come un vero “arcangelo” ci dà anche alcuni consigli sul percorso, suggerendoci di attraversare la Foresta Umbra mediante un sentiero che scende verso la costa. Ciò che io non sono stato in grado di trovare sulla carta ci viene offerto candidamente da questo bravo ragazzo al quale non abbiamo chiesto nemmeno il nome. Ci da alcune indicazioni di massima su come trovare il sentiero e per maggior sicurezza Mauro registra sul celluare i suoi suggerimenti. Ci siamo, però, dimenticati di chiedere il suo numero di telefono per qualunque evenienza, una piccola debolezza che poteva crearci qualche complicazione. La certezza, comunque, che c’era una scorciatoia che scendeva verso la costa mi dava fiducia, in aggiunta alle due applicazioni "gps" che segnalano il percorso sul mio cellulare.

Era una giornata ideale con un cielo limpido, avevamo tutto il pomeriggio a disposizione, le bici erano state appena sistemate ed erano in perfetta efficienza, quindi affrontiamo il percorso con fiducia. Scendere con la MTB nel fitto bosco è sempre un piacere, ma attraversare la Foresta Umbra pedalando, per me era come realizzare un sogno.
Era un momento che andava assolutamente documentato e non ho trascurato di fare alcuni video e diverse foto, consapevole che non mi sarebbe capitata un’altra occasione del genere. Erano le 13.30 quando entriamo nel sentiero e scendiamo per circa 20 chilometri all’interno della Foresta. Il percorso non era troppo accidentato (ne ho affrontato alcuni molto più difficili) sia io che Mauro siamo scesi abbastanza agevolmente.
A conferma che viaggiando in bici può succedere l’imponderabile - all’interno di un bosco gli inconvenienti sono dietro …l’albero - c’è stato un episodio che ha messo in apprensione Mauro. Prima di scendere avevo collegato la "go-pro" alla batteria supplementare tramite il cavetto. Lo faccio spesso per avere la certezza che l’apparecchio video funzioni e non rischiare di rimanere senza la carica sufficiente (mi è successo troppe volte che la go-pro si sia interrotta improvvisamente sul …più bello). Per collegare il cavetto all’apparecchio il vano batteria deve rimanere aperto, i sobbalzi provocati dal terreno accidentato hanno fatto cadere a terra la batteria. Mi fermo e cerco di sistemare il tutto, impiegando circa due minuti. In discesa due minuti equivalgono a una certa distanza, Mauro si accorge che io non lo seguo più, mi chiama a gran voce ma io non sento nulla, nella boscaglia la fitta vegetazione rende tutto ovattato, si rende conto di essere solo nella foresta sconosciuta, e si ricorda che il suo cellulare si trova nel mio zaino, del resto all’interno della foresta ha verificato che non gli arriva il segnale. Mi ha raccontato che per un pò è andato in panico e ha cominciato a pensare a come bivaccare per la notte. L’unica consolazione era lo zaino pieno di abbigliamento per coprirsi dal freddo. Naturalmente quando lo raggiungo dà un bel sospiro di sollievo. Dopo lo scampato pericolo riprendiamo a pedalare, in discesa risparmiamo la batteria facendo i 20 chilometri senza l’ausilio del motore.
Di ombra ce n’era veramente tanta, a volte non si riusciva a vedere nemmeno il cielo. In alcuni tratti, con l’erba alta, la traccia del sentiero si faceva più tenue quasi a scomparire, ma un po' l’intuito e un po' la verifica sul “gps” ci faceva decidere per il percorso che ritenevamo più giusto. Bisogna dire che il mio abbonamento TIM non mi tradisce mai, ha il segnale ovunque, anche in montagna e dentro la foresta. Giunti ad un bivio ho avuto la certezza che stavamo andando verso la carrareccia che ci avrebbe portato sulla litoranea. Gli ultimi 5 chilometri di discesa li abbiamo percorsi su una comoda strada sterrata fino alla Contrada Salerno nella Valle del Cerro.
Eravamo a 5 chilometri da Vieste e a 35 da Mattinata, mancavano pochi minuti alle 16.00, decidiamo di puntare su Vieste. Una decisione che ci ha esclusa la possibilità di vedere il tratto di costa tra Mattinata e Vieste, ma col senno di poi posso dire che ci ha dato più tempo per apprezzare meglio il meraviglioso borgo di Vieste e di dedicare più attenzione ai luoghi percorsi il giorno dopo. In ogni caso aver pedalato all'interno della Foresta Umbra ci ha ripagato di tutte le vicissitudini e delle rinunce.
Arrivati sul lungomare di Vieste Mauro cerca, opportunamente, un bar per rifocillarci. Solo in quel momento ci siamo accorti che per il secondo giorno consecutivo abbiamo saltato il pranzo, ci accontentiamo, però, di sorseggiare una bevanda. Nessuno dei due sente i morsi della fame. Durante la sosta Mauro cerca un Albergo e prenota una camera per due. Arrivati abbastanza presto abbiamo approfittato per fare un ampio giro in bici per i vicoli di Vieste, che è una bel borgo con un magniico centro storico. Arrivati in albergo abbiamo preso possesso della camera e una doccia tonificante ci ha rimesso in piena forma. Mauro sembra conoscere molto bene la cittadina e la sera siamo andati in un buon ristorante dove abbiamo gustato un’ottima zuppa di pesce.
Sulla strada verso il ristorante siamo passati per la cattedrale di stile romanico. Intorno alla cattedrale si raccontano, inevitabilmente, diverse leggende, ma si racconta anche di numerosi eventi nefasti come i saccheggi da parte dei saraceni e alcuni terremoti. I successivi rifacimenti hanno subìto modifiche barocche e, come sempre succede, le agggiunte posticce appesantiscono la versione originale. Per un amante dell'arte romanica come me c'è sempre un pò di delusione, ma la maggior parte degli edifici religiosi hanno avuto la stessa sorte. Del resto in tutto il territorio italiano sono disseminati piccoli e grandi edifici religiosi, vecchie chiese e cattedrali che conservano vere e proprie opere d'arte che sono sotto la tutela di religiosi spesso digiuni della necessaria esperienza. E' inevitabile che ci possano essere interventi non sempre rispettosi delle competenze tecniche e artistiche. Mi sono abituato a guardare con sufficienza gli scempi fatti.
L’albergo Rocca sul Mare è stata una buona scelta, ha un bel panorama con un’ampia vista sul promontorio di Vieste e sull’isola del faro.
1 novembre 2024
