Lucca - Siena - Viterbo - Roma
Dalle antichità Etrusche e Romane al Rinascimento dei Medici e dei Papi
“Che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie abitazioni delle città e lasciare li parenti e amici ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?” (Leonardo Da Vinci)
Parlando della Via Francigena innanzi tutto occorre dire che una strada chiamata “via francigena” non è mai esistita. Dicendo ciò mi rendo conto di aver dato una delusione a molti. Per chiarire questa affermazione si deve fare riferimento ai fatti storici.
L’Impero Romano aveva costruito i suoi successi militari ed economici con la realizzazione delle strade consolari. L’immenso complesso viario rappresentava un’opera di straordinaria ingegneria che ha portato la civiltà romana ad essere all’avanguardia nel mondo allora conosciuto.
A partire dal III secolo a.C. fu realizzato l’asse portante di quello che ancora oggi sono le strade che “portano a Roma”: Aurelia, Cassia, Flaminia, Salaria, Tiburtina, Casilina, Appia, Nomentana e Prenestina, oltre a diverse altre strade minori. Queste infrastrutture erano essenziali per lo sviluppo dell'Impero, in quanto consentivano di muovere rapidamente l'esercito, ma oltre agli scopi militari esse avevano una grande importanza politica e commerciale. L’aspetto che avevano le strade romane all’epoca è molto diverso da come lo vediamo oggi. Esse erano all’epoca notevolmente lisce, perfettamente levigate, resistenti alla pioggia, al gelo, alle inondazioni, in quanto erano oggetto di accurate manutenzioni.
I romani diffusero il diritto e la giurisprudenza a tutto il mondo occidentale, ma era l'esercito il loro punto di forza. Difesero il loro Impero governando con il pugno di ferro e con l’oppressione. La grande rete di comunicazione era al servizio del potere imperiale. Con il disfacimento dell’Impero Romano e la suddivisione del territorio in tanti piccoli potentati, venne meno il ruolo delle consolari e del loro mantenimento. Con il tempo non solo le grandi arterie che si ramificavano da Roma andarono in disuso, ma subirono addirittura ruberie e spoliazioni. Durante il Medioevo l’interesse per i lunghi viaggi andò diminuendo. Viaggiare diventò sempre più difficoltoso per numerosi motivi. Le strade erano impercorribili, spostarsi da un luogo all’altro era molto disagevole e costoso. I territori erano infestati da briganti e bande organizzate che dissuadevano i cittadini ad affrontare l'incognita di un viaggio. Senza contare la continua minaccia delle incursioni saracene lungo le coste della penisola. Insomma viaggiare era consentito solo a chi si poteva permettere una buona scorta armata e maestranze da utilizzare per superare tutte le difficoltà logistiche del percorso. Un viaggiatore a piedi percorreva circa 20 miglia al giorno, con notevoli rischi, con scarsa assistenza e senza nessuna protezione. I costi da sopportare erano ingenti: vitto, alloggi, pedaggi e dazi di ogni genere.
“Chi siete? Cosa portate? Quanti siete? Dove andate? …..Un fiorino!"
L'instabilità politica e le continue variazioni dei percorsi rendevano sporadici ed incerti gli interventi per la manutenzione delle strade, onere che, durante il medioevo, in mancanza di un’autorità centrale competeva alle diocesi o alle pievi, che non avevano disponibilità sufficienti o interesse per la loro sistemazione. Le strade erano diventate delle vere e proprie mulattiere, praticabili solo a piedi, a cavallo (privilegio destinato a pochi), o a dorso di un mulo. Con il Medioevo difatti, si era quasi del tutto abbandonato il trasporto tramite veicoli a ruote e, d'altro canto, le esigue dimensioni delle sedi stradali non avrebbero consentito, in diversi punti, il transito di carri.
Parlare di pellegrini che si avventuravano in lunghi viaggi è in gran parte romanzato.
Nel Medioevo, chi viaggiava lo faceva perché era costretto oppure viaggiava per guadagnarsi da vivere. Sulle strade circolavano, oltre a qualche raro pellegrino, vagabondi, giocolieri e commercianti ambulanti. Sono questi che hanno forgiato l’immagine tipica del viaggiatore. C'erano, però, anche viaggiatori occasionali che si dovevano spostare solo per determinati motivi e in alcune particolari circostanze come il clero, gli studenti, i letterati e gli artisti. Con lo sviluppo dei commerci i viaggiatori per eccellenza sono diventati i mercanti. Chi viaggiava lo faceva, comunque, in condizioni precarie e con diversi imprevisti da affrontare. Bisogna, inoltre, considerare che per viaggiare c'era bisogno di una sufficiente quantità di denaro per coprire tutte le spese e, siccome nel varcare le frontiere poteva cambiare anche la moneta, il viaggiatore non organizzato aveva inevitabili difficoltà nel dover affrontare viaggi di lunga percorrenza. Solo i nobili e la classe alto-borghese avevano la facoltà di possedere "lettere di credito" riconosciute nei diversi stati. In ogni caso il viaggio effettuato dai ceti altolocati era ben diverso da quello della gente comune. Un'altra categoria di viaggiatori favoriti erano i prelati e i religiosi che potevano usufruire delle agevolazioni offerte dai monasteri e dai conventi che, naturalmente, era ben diversa da quella offerta ai semplici viandanti.
Nel Medioevo si parlava della Via Francigena, ma non come viene intesa oggi. La Francigena non era propriamente una via ma piuttosto un fascio di vie, un sistema vario con diverse alternative. Non bisogna immaginare la via Francigena come un’unica arteria che attraversa l’Europa medievale da nord a sud, ma qualcosa di molto meno definito e assai più complesso. Le fonti documentarie rivelano come molte in età medievale fossero le vie “francigene”, e non si trattava di varianti di percorso di una stessa via, ma di percorsi diversi con pari dignità.
Dal disgregamento dell'Impero si erano formati numerosi piccoli regni con una suddivisione sempre più frammentata e con la difficoltà dell'autorità centrale ad assistere i propri feudi e garantirne l'ordine. Un'efficiente rete viaria veniva considerata una minaccia per eventuali incursioni di bande di briganti e di nemici.
Dante Alighieri nella “Vita Nova” parla di tre grandi vie di pellegrinaggio:
- una diretta a Santiago de Compostela, vi transitavano i "pellegrini" propriamente detti (il luogo più lontano, più peregrino); il simbolo era rappresentato dalla conchiglia.
- una diretta a Roma, i pellegrini erano detti "romei"; il loro simbolo era la chiave.
- una, passando per S.Michele Arcangelo sul Gargano, era diretta a Gerusalemme; la palma era il simbolo del pellegrinaggio ed i pellegrini erano detti "palmieri".
La via Francigena rappresentava proprio il punto di incontro dei tre percorsi: dal nord Europa scavalcava le Alpi e attraverso la Pianura Padana e gli Appennini raggiungeva Roma per proseguire verso Gerusalemme; da sud veniva utilizzata dai fedeli che dall’Italia si recavano a Santiago de Compostela.
Fu il monaco Sigerico, nominato Vescovo di Canterbury che, intraprendendo il viaggio per ricevere il “pallio” dal papa, nel ritorno lo descrisse annotandolo in un diario, con le sue 80 tappe da Roma a Canterbury.
Più che una strada la "Francigena" era una convenzione, una direzione che indicava un percorso appena abbozzato che collegava il nord Europa con Roma. Difatti in epoca medievale il concetto di strada era molto differente da quello contemporaneo. Venivano indicati dei tracciati marcati da punti di riferimento fissi, tra i quali però il percorso poteva subire diverse variazioni causate da ragioni climatiche, stagionali, di sicurezza e così via.
Il nome "Francigena", ma veniva chiamata anche “Romea”, deriva dal fatto che dalla terra dei Franchi portava a Roma. Bisogna precisare che i Franchi erano un popolo germanico, con capitale Aquisgrana (Aachen) e che solo successivamente invasero la Gallia romana dandole il nome di Francia. E', quindi, errato considerare la francigena come una strada che collegava la Francia con Roma.
Il percorso fatto dal monaco Sigerico, nel tratto italiano, ricalca quello ideato dai Longobardi per scopi politico-militari quando contendevano il territorio sia ai Bizantini che ai Franchi. A quel tempo vi era l’esigenza di collegare il Regno di Pavia con i ducati longobardi meridionali tramite una via sicura. Si scelse quindi un itinerario, allora considerato minore, che valicava l’Appennino in corrispondenza dell’attuale Passo della Cisa, tenendosi lontano dalla Liguria in mano ai Bizantini. Dopo la Valle del Magra il percorso si allontanava di nuovo dalla costa in direzione di Lucca, per proseguire verso sud all'interno della penisola perché il litorale tirrenico era controllato dalle flotte bizantine.
A partire dal 1300, con la promulgazione del Giubileo da parte di papa Bonifacio VIII i pellegrinaggi verso Roma si diffusero per ricevere l’ambìto riconoscimento delle indulgenze, ma anche grazie ad una situazione socio-politica più stabile. Le Vie Francigene si confusero con le Vie Romee percorse dai pellegrini per il Giubileo. Per il ripristino delle vecchie consolari romane, però, si dovrà attendere oltre 700 anni, fino l’unità d’Italia.
Molto più recentemente dopo la riscoperta del Cammino di Santiago, avvenuta circa 50 anni fa, e sulla scia di questo successo, l’Associazione Europea delle vie Francigene con sede a Fidenza ha cercato di ricostruire il percorso medievale descritto da Sigerico soprattutto nel tratto italiano a partire dal Gran S. Bernardo, per una lunghezza complessiva di 945 km suddiviso in 51 tappe percorribili a piedi. E’ stata realizzata una vasta segnaletica e, con il contributo degli enti locali, sono stati approntati alloggi per i turisti dislocati mediamente lungo il percorso. Soprattutto nel tratto toscano e laziale sono state realizzate strutture ricettive da parte di amministrazioni comunali e associazioni private, oltre a diversi alloggi gestiti da congregazioni religiose.
Sono tornato alla Francigena dopo 7 anni e posso affermare che ho trovato il percorso e la segnaletica migliorata, anche se c’è ancora molto da fare per avvicinarsi al più famoso Cammino di Santiago. Si nota la mancanza di un coordinamento tra i diversi organismi e le amministrazioni locali. Sembra che ognuno voglia fare un “suo” percorso a conferma che di Francigena non ce n'é una sola, lasciando dubbi nella scelta degli itinerari.
La Via Francigena è ormai diventata un richiamo escursionistico e culturale che attira molti appassionati del "turismo lento", ma deve adeguarsi alle richieste sempre più sofisticate dei viaggiatori moderni che non sono certo i pellegrini medievali di cui tanto si favoleggia. In alcuni tratti, lontano dai centri abitati, scarsi sono i punti di ristoro. In alcune località è difficile trovare alloggio soprattutto per i camminatori a piedi che non possono percorrere più di 20 - 30 chilometri al giorno.
Per attirare la massa dei giovani, inoltre, si dovrebbero incrementare le strutture di accoglienza di livello economico perché, sia ben chiaro, che percorrere la Francigena, a piedi o in bicicletta, non è pericoloso e disagevole come nel Medioevo, ma è comunque abbastanza costoso.
Il cammino italiano, dal Gran San Bernardo a Roma, è molto vario ma, secondo me, oltre al Passo della Cisa nell'Appenino tosco-emiliano, il tratto più interessante è quello toscano e laziale. Scegliere Lucca come luogo di partenza significa scegliere una delle più belle città che, insieme a Siena, Viterbo e Roma rappresentano un itinerario storico e artistico unico, che si completa con i meravigliosi borghi, gli splendidi panorami e con i numerosi boschi che si incontrano.
Settembre 2023
- Un sogno che diventa realtà -
Siena - Roma - Maggio 2015
Viaggiare piace a tutti, camminare un po’ meno. E’ bello viaggiare comodamente, ma è molto più interessante farlo con una certa libertà, con spirito di avventura e divertendosi. Da un po’ di tempo pensavo con interesse di fare il “Cammino di Santiago” che attira gente da tutto il mondo, ma non ho ancora realizzato questo desiderio perché la lontananza rende complicata la sua attuazione. Inoltre, volendo compierlo in bicicletta, le difficoltà aumentano. Ho studiato attentamente l’organizzazione di un simile progetto ed anche le sue eventuali varianti. E’ stato quindi del tutto naturale prendere in considerazione la “Via Francigena” che più di un’alternativa al “Cammino” rappresenta il fulcro delle antiche “vie della fede” che nel medioevo venivano percorse per motivi religiosi e non.
Dante Alighieri nella “Vita Nova” parla di tre grandi vie di pellegrinaggio:
- una diretta a Santiago de Compostela, vi transitavano i "pellegrini" propriamente detti (il luogo più lontano, più peregrino); il simbolo era rappresentato dalla conchiglia.
- una diretta a Roma, i pellegrini erano detti "romei"; il loro simbolo era la chiave.
- una, passando per S.Michele Arcangelo sul Gargano, era diretta a Gerusalemme; la palma era il simbolo del pellegrinaggio ed i pellegrini erano detti "palmieri".
La via Francigena rappresenta proprio il punto di incontro dei tre percorsi: dal nord Europa scavalcava le Alpi e attraverso la Pianura Padana e gli Appennini raggiungeva Roma per proseguire verso Gerusalemme; da sud veniva utilizzata dai fedeli che dall’Italia si recavano a Santiago de Compostela.
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Dopo la riscoperta del Cammino di Santiago, avvenuta circa 40 anni fa, e sulla scia di questo successo, l’Associazione Europea delle vie Francigene con sede a Fidenza ha cercato di ricostruire il percorso medievale descritto da Sigerico soprattutto nel tratto italiano a partire dal Gran S. Bernardo, per una lunghezza complessiva di 945 km suddiviso in 51 tappe percorribili a piedi. E’ stata realizzata una vasta segnaletica e, con il contributo degli enti locali, sono stati approntati alloggi di tipo economico dislocati mediamente ogni 20 – 25 km. Soprattutto nel tratto toscano e laziale sono state relizzate strutture ricettive da parte di amministrazioni comunali e asssociazioni private, oltre a diverse alloggi gestiti da congregazioni relgiose. Ciò per chi volesse rivivere lo spirito degli antichi pellegrini, ma vale anche per chi si volesse cimentare in una impresa turistico-sportiva usufruendo di una sobria ospitalità e sostenendo una spesa contenuta. L’ospitalità spartana permette ancora meglio di apprezzare la bellezza di un viaggio che riesce a riportare indietro nel tempo. Utilizzando strade secondarie, mulattiere e sentieri, il più possibile lontani dal traffico, si arriva fino a Roma, vivendo un’esperienza non usuale.
Lucca - Siena - Viterbo -Roma
Maggio 2016
Parlo della mia esperienza sulla Via Francigena in bicicletta con i miei amici aquilani: Marco e Nando. Li convinco ad accompagnarmi per una esperienza completamente nuova: fare la via francigena in autonomia, senza assistenza e con i bagagli appresso. Accettano senza discutere e con l'entusiasmo che mi aspettavo da loro. Considerando che essendo pensionato non ho impegni lavorativi, concordiamo che mi sarei occupato io della programmazione e dell'organizzazione del viaggio. Propongo loro di partire da Lucca ed arrivare a Siena con due tappe: Lucca - Gambassi Terme e Gambassi - Siena, passando per Altopascio, S.Miniato, S.Giminiano, Colle Val d'Elsa e Monteriggioni che rappresentano, secondo me, la ciliegina sulla torta a completamento del primo tratto della nostra francigena.
Da Siena si prosegue lungo il normale percorso della francigena che io già conosco. Per completare il percorso fino a Roma in una settimana, propongo di percorrere il tratto rimanente in 4 giorni, con tappe di circa 80 chilometri, ad eccezione dell’ultima, molto più breve.
Concordiamo di fare il viaggio all'insegna della sobrietà e della sportività, usufruendo dell'alloggio presso gli ostelli sparsi lungo il percorso. Trattandosi dell’anno del “Giubileo” fin dal mese di febbraio provvedo tramite mail alla prenotazione degli ostelli riuscendo, non senza qualche difficoltà, ad avere la conferma per l’intero percorso. La partenza dall’Abruzzo per Lucca era prevista per domenica 22 maggio. Saremmo arrivati a Roma sabato 28.
La Via Francigena è una passione
Siena - Roma - Maggio 2017
Sono partito per il terzo anno consecutivo per la Via Francigena in bicicletta.
Un mio amico mi ha chiesto “Non è noioso rifare più volte la stessa strada?” Può darsi, ma io sono d’accordo con Roberto Vecchioni che dice “Quando vedete una cosa la vedete per la prima e per l’ultima volta. Ogni volta è un’altra prima volta. Si vive sempre nel presente, il tempo è verticale”.
Il passato non c’è più e il futuro deve ancora avvenire.
In questo modo ho concepito la “mia” Francigena e l’ho percorsa ogni volta in maniera diversa, ma soprattutto con spirito diverso e con l’intento di scoprire qualcosa di nuovo. Per me è stata sempre una prima volta. Il percorso è stupefacente, sono tante le cose da vedere, tutte interessanti, che non puoi vederle e apprezzarle in una sola volta. Per acquisirle e memorizzarle, è necessario un approfondimento, un ripensamento.
Lo spirito che mi ha mosso è stata la passione per bici, ma mi ha stimolato ancora di più la ricerca del bello. La bellezza non è mai noiosa anche se replicata.
La memoria è importante, va conservata e rinvigorita continuamente. Un computer senza memoria diventa un inutile contenitore, altrettanto può succedere a noi quando non curiamo o quando perdiamo la memoria.
Il tratto dalla Toscana a Roma rappresenta la sintesi della storia e dell’arte italiana ed anche dal punto di vista paesaggistico offre scorci suggestivi e variabili, mai ripetitivi. Dagli etruschi ai romani, dal medioevo al rinascimento, senza considerare la lunga storia del papato e il “magnifico” periodo dei Medici, tutto è racchiuso in questa parte di territorio. Qui sono nati e si sono sviluppati l'umanesimo e il rinascimento, nei suoi diversi aspetti: sociali, politici, artistici e letterari. Tante sono le testimonianze che ci sono state tramandate.
Lungo la Via Francigena si attraversano città d’arte, borghi medievali, ruderi antichi e siti termali, ma non mancano paesaggi selvatici e solitari, pievi e castelli. Il percorso è quasi interamente su strade sterrate.
Dalla raffinatezza dell’architettura toscana si passa al rustico dei borghi laziali. Dalle pietre e dal cotto toscano si passa alla terra del tufo. Lasciata Siena si percorre la Val d'Arbia e poi la splendida Val d’Orcia, riconosciuta patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. Nel tratto laziale la Francigena attraversa tre grandi parchi naturali: il Parco di Turona, la Valle del Treja e il Parco di Vejo, costeggiando il Lago di Bolsena, senza trascurare i noccioleti di Vetralla. La via Francigena non è certo monotona.
