LA VIA FRANCIGENA

La Storia

 

Lucca - Siena - Viterbo - Roma

Dalle antichità Etrusche e Romane al Rinascimento dei Medici e dei Papi

“Che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie abitazioni delle città e lasciare li parenti e amici ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?” (Leonardo Da Vinci)

Parlando della Via Francigena innanzi tutto occorre dire che una strada chiamata “via francigena” non è mai esistita. Dicendo ciò mi rendo conto di aver dato una delusione a molti. Per chiarire questa affermazione si deve fare riferimento ai fatti storici.
L’Impero Romano aveva costruito i suoi successi militari ed economici con la realizzazione delle strade consolari. L’immenso complesso viario rappresentava un’opera di straordinaria ingegneria che ha portato la civiltà romana ad essere all’avanguardia nel mondo allora conosciuto.
A partire dal III secolo a.C. fu realizzato l’asse portante di quello che ancora oggi sono le strade che “portano a Roma”: Aurelia, Cassia, Flaminia, Salaria, Tiburtina, Casilina, Appia, Nomentana e Prenestina, oltre a diverse altre strade minori. Queste infrastrutture erano essenziali per lo sviluppo dell'Impero, in quanto consentivano di muovere rapidamente l'esercito, ma oltre agli scopi militari esse avevano una grande importanza politica e commerciale. L’aspetto che avevano le strade romane all’epoca è molto diverso da come lo vediamo oggi. Esse erano all’epoca notevolmente lisce, perfettamente levigate, resistenti alla pioggia, al gelo, alle inondazioni, in quanto erano oggetto di accurate manutenzioni.
I romani diffusero il diritto e la giurisprudenza a tutto il mondo occidentale, ma era l'esercito il loro punto di forza. Difesero il loro Impero governando con il pugno di ferro e con l’oppressione. La grande rete di comunicazione era al servizio del potere imperiale. Con il disfacimento dell’Impero Romano e la suddivisione del territorio in tanti piccoli potentati, venne meno il ruolo delle consolari e del loro mantenimento. Con il tempo non solo le grandi arterie che si ramificavano da Roma andarono in disuso, ma subirono addirittura ruberie e spoliazioni. Durante il Medioevo l’interesse per i lunghi viaggi andò diminuendo. Viaggiare diventò sempre più difficoltoso per numerosi motivi. Le strade erano impercorribili, spostarsi da un luogo all’altro era molto disagevole e costoso. I territori erano infestati da briganti e bande organizzate che dissuadevano i cittadini ad affrontare l'incognita di un viaggio. Senza contare la continua minaccia delle incursioni saracene lungo le coste della penisola. Insomma viaggiare era consentito solo a chi si poteva permettere una buona scorta armata e maestranze da utilizzare per superare tutte le difficoltà logistiche del percorso. Un viaggiatore a piedi percorreva circa 20 miglia al giorno, con notevoli rischi, con scarsa assistenza e senza nessuna protezione. I costi da sopportare erano ingenti: vitto, alloggi, pedaggi e dazi di ogni genere.

“Chi siete? Cosa portate? Quanti siete? Dove andate? …..Un fiorino!"

L'instabilità politica e le continue variazioni dei percorsi rendevano sporadici ed incerti gli interventi per la manutenzione delle strade, onere che, durante il medioevo, in mancanza di un’autorità centrale competeva alle diocesi o alle pievi, che non avevano disponibilità sufficienti o interesse per la loro sistemazione. Le strade erano diventate delle vere e proprie mulattiere, praticabili solo a piedi, a cavallo (privilegio destinato a pochi), o a dorso di un mulo. Con il Medioevo difatti, si era quasi del tutto abbandonato il trasporto tramite veicoli a ruote e, d'altro canto, le esigue dimensioni delle sedi stradali non avrebbero consentito, in diversi punti, il transito di carri.
Parlare di pellegrini che si avventuravano in lunghi viaggi è in gran parte romanzato.
Nel Medioevo, chi viaggiava lo faceva perché era costretto oppure viaggiava per guadagnarsi da vivere. Sulle strade circolavano, oltre a qualche raro pellegrino, vagabondi, giocolieri e commercianti ambulanti. Sono questi che hanno forgiato l’immagine tipica del viaggiatore. C'erano, però, anche viaggiatori occasionali che si dovevano spostare solo per determinati motivi e in alcune particolari circostanze come il clero, gli studenti, i letterati e gli artisti. Con lo sviluppo dei commerci i viaggiatori per eccellenza sono diventati i mercanti. Chi viaggiava lo faceva, comunque, in condizioni precarie e con diversi imprevisti da affrontare. Bisogna, inoltre, considerare che per viaggiare c'era bisogno di una sufficiente quantità di denaro per coprire tutte le spese e, siccome nel varcare le frontiere poteva cambiare anche la moneta, il viaggiatore non organizzato aveva inevitabili difficoltà nel dover affrontare viaggi di lunga percorrenza. Solo i nobili e la classe alto-borghese avevano la facoltà di possedere "lettere di credito" riconosciute nei diversi stati. In ogni caso il viaggio effettuato dai ceti altolocati era ben diverso da quello della gente comune. Un'altra categoria di viaggiatori favoriti erano i prelati e i religiosi che potevano usufruire delle agevolazioni offerte dai monasteri e dai conventi che, naturalmente, era ben diversa da quella offerta ai semplici viandanti.
Nel Medioevo si parlava della Via Francigena, ma non come viene intesa oggi. La Francigena non era propriamente una via ma piuttosto un fascio di vie, un sistema vario con diverse alternative. Non bisogna immaginare la via Francigena come un’unica arteria che attraversa l’Europa medievale da nord a sud, ma qualcosa di molto meno definito e assai più complesso. Le fonti documentarie rivelano come molte in età medievale fossero le vie “francigene”, e non si trattava di varianti di percorso di una stessa via, ma di percorsi diversi con pari dignità.
Dal disgregamento dell'Impero si erano formati numerosi piccoli regni con una suddivisione sempre più frammentata e con la difficoltà dell'autorità centrale ad assistere i propri feudi e garantirne l'ordine. Un'efficiente rete viaria veniva considerata una minaccia per eventuali incursioni di bande di briganti e di nemici.
Dante Alighieri nella “Vita Nova” parla di tre grandi vie di pellegrinaggio:
- una diretta a Santiago de Compostela, vi transitavano i "pellegrini" propriamente detti (il luogo più lontano, più peregrino); il simbolo era rappresentato dalla conchiglia.
- una diretta a Roma, i pellegrini erano detti "romei"; il loro simbolo era la chiave.
- una, passando per S.Michele Arcangelo sul Gargano, era diretta a Gerusalemme; la palma era il simbolo del pellegrinaggio ed i pellegrini erano detti "palmieri".
La via Francigena rappresentava proprio il punto di incontro dei tre percorsi: dal nord Europa scavalcava le Alpi e attraverso la Pianura Padana e gli Appennini raggiungeva Roma per proseguire verso Gerusalemme; da sud veniva utilizzata dai fedeli che dall’Italia si recavano a Santiago de Compostela.
Fu il monaco Sigerico, nominato Vescovo di Canterbury che, intraprendendo il viaggio per ricevere il “pallio” dal papa, nel ritorno lo descrisse annotandolo in un diario, con le sue 80 tappe da Roma a Canterbury.
Più che una strada la "Francigena" era una convenzione, una direzione che indicava un percorso appena abbozzato che collegava il nord Europa con Roma. Difatti in epoca medievale il concetto di strada era molto differente da quello contemporaneo. Venivano indicati dei tracciati marcati da punti di riferimento fissi, tra i quali però il percorso poteva subire diverse variazioni causate da ragioni climatiche, stagionali, di sicurezza e così via.
Il nome "Francigena", ma veniva chiamata anche “Romea”, deriva dal fatto che dalla terra dei Franchi portava a Roma. Bisogna precisare che i Franchi erano un popolo germanico, con capitale Aquisgrana (Aachen) e che solo successivamente invasero la Gallia romana dandole il nome di Francia. E', quindi, errato considerare la francigena come una strada che collegava la Francia con Roma.
Il percorso fatto dal monaco Sigerico, nel tratto italiano, ricalca quello ideato dai Longobardi per scopi politico-militari quando contendevano il territorio sia ai Bizantini che ai Franchi. A quel tempo vi era l’esigenza di collegare il Regno di Pavia con i ducati longobardi meridionali tramite una via sicura. Si scelse quindi un itinerario, allora considerato minore, che valicava l’Appennino in corrispondenza dell’attuale Passo della Cisa, tenendosi lontano dalla Liguria in mano ai Bizantini. Dopo la Valle del Magra il percorso si allontanava di nuovo dalla costa in direzione di Lucca, per proseguire verso sud all'interno della penisola perché il litorale tirrenico era controllato dalle flotte bizantine.
A partire dal 1300, con la promulgazione del Giubileo da parte di papa Bonifacio VIII i pellegrinaggi verso Roma si diffusero per ricevere l’ambìto riconoscimento delle indulgenze, ma anche grazie ad una situazione socio-politica più stabile. Le Vie Francigene si confusero con le Vie Romee percorse dai pellegrini per il Giubileo. Per il ripristino delle vecchie consolari romane, però, si dovrà attendere oltre 700 anni, fino l’unità d’Italia.
Molto più recentemente dopo la riscoperta del Cammino di Santiago, avvenuta circa 50 anni fa, e sulla scia di questo successo, l’Associazione Europea delle vie Francigene con sede a Fidenza ha cercato di ricostruire il percorso medievale descritto da Sigerico soprattutto nel tratto italiano a partire dal Gran S. Bernardo, per una lunghezza complessiva di 945 km suddiviso in 51 tappe percorribili a piedi. E’ stata realizzata una vasta segnaletica e, con il contributo degli enti locali, sono stati approntati alloggi per i turisti dislocati mediamente lungo il percorso. Soprattutto nel tratto toscano e laziale sono state realizzate strutture ricettive da parte di amministrazioni comunali e associazioni private, oltre a diversi alloggi gestiti da congregazioni religiose.
Sono tornato alla Francigena dopo 7 anni e posso affermare che ho trovato il percorso e la segnaletica migliorata, anche se c’è ancora molto da fare per avvicinarsi al più famoso Cammino di Santiago. Si nota la mancanza di un coordinamento tra i diversi organismi e le amministrazioni locali. Sembra che ognuno voglia fare un “suo” percorso a conferma che di Francigena non ce n'é una sola, lasciando dubbi nella scelta degli itinerari.
La Via Francigena è ormai diventata un richiamo escursionistico e culturale che attira molti appassionati del "turismo lento", ma deve adeguarsi alle richieste sempre più sofisticate dei viaggiatori moderni che non sono certo i pellegrini medievali di cui tanto si favoleggia. In alcuni tratti, lontano dai centri abitati, scarsi sono i punti di ristoro. In alcune località è difficile trovare alloggio soprattutto per i camminatori a piedi che non possono percorrere più di 20 - 30 chilometri al giorno. Per attirare la massa dei giovani, inoltre, si dovrebbero incrementare le strutture di accoglienza di livello economico perché, sia ben chiaro, che percorrere la Francigena, a piedi o in bicicletta, non è pericoloso e disagevole come nel Medioevo, ma è comunque abbastanza costoso.
Il cammino italiano, dal Gran San Bernardo a Roma, è molto vario ma, secondo me, oltre al Passo della Cisa nell'Appenino tosco-emiliano, il tratto più interessante è quello toscano e laziale. Scegliere Lucca come luogo di partenza significa scegliere una delle più belle città che, insieme a Siena, Viterbo e Roma rappresentano un itinerario storico e artistico unico, che si completa con i meravigliosi borghi, gli splendidi panorami e con i numerosi boschi che si incontrano.
Settembre 2023

- Un sogno che diventa realtà -

Siena - Roma - Maggio 2015

Viaggiare piace a tutti, camminare un po’ meno. E’ bello viaggiare comodamente, ma è molto più interessante farlo con una certa libertà, con spirito di avventura e divertendosi. Da un po’ di tempo pensavo con interesse di fare il “Cammino di Santiago” che attira gente da tutto il mondo, ma non ho ancora realizzato questo desiderio perché la lontananza rende complicata la sua attuazione. Inoltre, volendo compierlo in bicicletta, le difficoltà aumentano. Ho studiato attentamente l’organizzazione di un simile progetto ed anche le sue eventuali varianti. E’ stato quindi del tutto naturale prendere in considerazione la “Via Francigena” che più di un’alternativa al “Cammino” rappresenta il fulcro delle antiche “vie della fede” che nel medioevo venivano percorse per motivi religiosi e non.
Dante Alighieri nella “Vita Nova” parla di tre grandi vie di pellegrinaggio:
- una diretta a Santiago de Compostela, vi transitavano i "pellegrini" propriamente detti (il luogo più lontano, più peregrino); il simbolo era rappresentato dalla conchiglia.
- una diretta a Roma, i pellegrini erano detti "romei"; il loro simbolo era la chiave.
- una, passando per S.Michele Arcangelo sul Gargano, era diretta a Gerusalemme; la palma era il simbolo del pellegrinaggio ed i pellegrini erano detti "palmieri".
La via Francigena rappresenta proprio il punto di incontro dei tre percorsi: dal nord Europa scavalcava le Alpi e attraverso la Pianura Padana e gli Appennini raggiungeva Roma per proseguire verso Gerusalemme; da sud veniva utilizzata dai fedeli che dall’Italia si recavano a Santiago de Compostela. alt

Le motivazioni che portavano i pellegrini ad affrontare viaggi proibitivi per quei tempi erano diverse: per chiedere una grazia, per adempiere ad un voto oppure per una ricerca religiosa personale. Tuttavia in molti casi era imposto come pena dal giudice o come penitenza dal confessore per colpe o peccati di particolare gravità. Chi era ricco poteva mandare una persona a fare il pellegrinaggio per proprio conto. Un simile progetto oggi può ancora avere motivi spirituali, ma molto spesso sono altri gli interessi che spingono ad affrontare un simile cammino che, pur con i vantaggi del nostro tempo, rappresenta sempre un impegno da non sottovalutare. Per compierlo, sia a piedi che in bicicletta, occorre una certa preparazione psico-fisica . In ogni caso per chi non è spinto dalla fede il “Cammino di Santiago” o la “Via Francigena” costituiscono un viaggio o una vacanza veramente alternativi.
Documentarmi sulla via Francigena è stato agevole cercando sul web, consultando soprattutto il sito ufficiale www.viefrancigene.org/it/. Non ho, però, trascurato alcune pubblicazioni (*) che illustrano nel dettaglio sia il percorso che il significato storico-culturale della via descritta nel 994 dal monaco inglese Sigerico e che ha raccontato il suo viaggio di ritorno da Roma a Canterbury e annotato nel suo “itinerarium” con le 80 tappe e i luoghi dove si fermò a pernottare. Il tracciato descritto dal monaco è l’unico documento conosciuto riguardante la via Francigena perché prima di allora essa non è mai esistita ufficialmente e non è possibile definirla con un percorso preciso. Più che una strada era una convenzione, una direzione che indicava un percorso appena abbozzato che collegava il nord Europa con Roma. Difatti in epoca medievale il concetto di strada era molto differente da quello contemporaneo. Venivano indicati dei tracciati marcati da punti di riferimento fissi, tra i quali però il percorso poteva subire diverse variazioni causate da ragioni climatiche, stagionali, di sicurezza e così via.
Il nome Francigena, ma veniva chiamata anche “Romea”, deriva dal fatto che dalla terra dei Franchi portava a Roma. Per terra dei Franchi non si deve, però, intendere la Francia perché i Franchi furono uno dei numerosi popoli germanici originari dell’area Baltica che in seguito si stabilirono nei territori del Reno-Weser. La definizione di Franchi venne ricondotta al germanico “frank” ‘liberi, oppure a “frakaz” coraggiosi. Nel V secolo furono riconosciuti dall’Impero romano come federati a difesa della frontiera del Reno. Con la caduta dell’Impero romano i Franchi merovingi iniziarono l’espansione verso la Gallia romana oltrepassando il “limes” (confine dell’Impero romano). Nell’Altomedioevo, completato l’insediamento da parte dei Franchi carolingi, la Gallia prese il nome di Francia. Carlo Magno estese il suo regno a tutta la Germania, sconfiggendo i Sassoni e, successivamente, chiamato in aiuto da papa Stefano II, sconfisse i Longobardi e assunse il titolo di “Rex Francorum et Langobardorum” regnando sulla Langobardia maior, cioè sull’Italia Centro-Settentrionale. Nel Natale dell’ 800 fu incoronato Imperatore da papa Leone III. A dimostrazione delle origini germaniche Carlo Magno scelse come luogo di residenza preferito Aquisgrana (Aachen) nell’attuale Renania-Vestfalia che non era considerata una vera capitale perché la corte imperiale era itinerante ed aveva diverse residenze.
A proposito di Aquisgrana esiste una versione alquanto singolare che identifica la sua ubicazione nella Val del Chienti, in prossimità di Macerata, dove Carlo Magno avrebbe fondato la “Nuova Roma”. La storia insegna che fino a tutto il periodo del medioevo ci sono pochi documenti scritti è facile, quindi, che gran parte di ciò che è stato tramandato sia frutto di fantasia o di manipolazioni.
La Via Francigena ai tempi di Sigerico era costellata da luoghi di sosta, villaggi, e abbazie per ospitare i pellegrini. C’erano locande, romitori, spedali e numerosi edifici per la riscossione di gabelle (ahi! Le tasse. Già allora si doveva pagare la tassa di soggiorno).
Grande importanza assunse la via Francigena al tempo delle Crociate. Divenne una strada commerciale per le spezie, le sete e altre mercanzie provenienti dall’Oriente. Fu percorsa da mercanti, soldati, monarchi e personaggi di vario tipo. L’importanza della “Romea” aumentò con l’istituzione dei Giubilei, avvenuta nel 1300 per volontà di Bonfacio VIII, diventando una specie di autostrada ante litteram.
Nei secoli successivi con lo svilupparsi dei commerci e l’individuazione di altri tragitti la via perse il suo ruolo strategico e pian piano scomparvero tutti i riferimenti degli antichi sentieri.
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Dopo la riscoperta del Cammino di Santiago, avvenuta circa 40 anni fa, e sulla scia di questo successo, l’Associazione Europea delle vie Francigene con sede a Fidenza ha cercato di ricostruire il percorso medievale descritto da Sigerico soprattutto nel tratto italiano a partire dal Gran S. Bernardo, per una lunghezza complessiva di 945 km suddiviso in 51 tappe percorribili a piedi. E’ stata realizzata una vasta segnaletica e, con il contributo degli enti locali, sono stati approntati alloggi di tipo economico dislocati mediamente ogni 20 – 25 km. Soprattutto nel tratto toscano e laziale sono state relizzate strutture ricettive da parte di amministrazioni comunali e asssociazioni private, oltre a diverse alloggi gestiti da congregazioni relgiose. Ciò per chi volesse rivivere lo spirito degli antichi pellegrini, ma vale anche per chi si volesse cimentare in una impresa turistico-sportiva usufruendo di una sobria ospitalità e sostenendo una spesa contenuta. L’ospitalità spartana permette ancora meglio di apprezzare la bellezza di un viaggio che riesce a riportare indietro nel tempo. Utilizzando strade secondarie, mulattiere e sentieri, il più possibile lontani dal traffico, si arriva fino a Roma, vivendo un’esperienza non usuale.
Dal 1994 la via Francigena è stata dichiarata “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa” in quanto è un percorso naturalistico e culturale di straordinaria bellezza che sfiora antichi castelli, pievi e badie, piccoli borghi di pietra oltre a grandi città d’arte. E’ l’occasione per un rinnovato rapporto con la natura e il territorio, ma anche con la storia, le tradizioni e il folclore delle genti. Un viaggio alle radici della cultura italiana ed europea. La Francigena si può percorrere interamente dal S.Bernardo fino a Roma, ma possono essere scelti tratti limitati senza che per questo venga diminuito il suo fascino.
Anche oggi, il miglior modo di apprezzarla è andando a piedi riscoprendo un turismo dal movimento lento, ma una valida alternativa è percorrerla con la bicicletta che offre il vantaggio di accorciare i tempi di viaggio e, soprattutto, può essere più divertente. Infatti in bicicletta è possibile fare in soli cinque giorni il tratto Siena –Roma che, a mio giudizio, rappresenta l’itinerario più avvincente. Un percorso che attraversa antichità etrusche e romane, siti termali, borghi medievali e città d'arte. Dal rinascimento mediceo alla terra dei papi.
L’idea di cimentarmi con la via Francigena si è rafforzata la scorsa estate quando sono stati ospiti del nostro b&b Lisa ed Ernesto che hanno scelto di riposarsi “A casa nostra” dopo dieci giorni di cammino a piedi. Quando Lisa ed Ernesto sono ripartiti avevo già un’dea, ma la decisione finale è avvenuta navigando in internet. Mi sono imbattuto con la presentazione di un viaggio cicloturistico di gruppo (www.viaggiareinbici.it) proprio del tratto da me preferito: da Siena a Roma. L’offerta era interessante perché offriva una valida organizzazione soprattutto per l’assistenza tecnica. Del resto era la prima volta che mi accingevo ad affrontare un percorso in mountain bike di quasi 300 km attraverso strade e sentieri per lo più sconosciuti e, pertanto, ho ritenuto opportuno farlo con spirito avventuriero, ma non velleitario. L’intero itinerario segue fedelmente il percorso originario descritto da Sigerico e si sviluppa per buona parte su strade secondarie che costeggiano la consolare via Cassia.
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Arrivare a Roma percorrendo la Francigena in bicicletta, per me non era solo una viaggio turistico o un impegno sportivo. Era qualcosa di più. Significava ritornare nella mia città di origine in maniera insolita e, soprattutto, appagando passioni incomparabili come: storia, arte e natura, abbinate ad una sana attività motoria. Presa la decisione ho iniziato un graduale allenamento, percorrendo con la mia mountain bike lungo le colline teramane distanze che andavano da 40 a 50 km, con l’obiettivo di prepararmi ad affrontare percorsi misti e salite di medio livello. Dopo un adeguato addestramento, finalmente arriva il momento fatidico.
L’appuntamento con il gruppo dei cicloturisti era per la mattina del 19 maggio sulla piazza della stazione di Siena. Confesso che quella mattina ho provato una certa emozione per ciò che mi aspettava. Del resto la meta del viaggio era Roma, la città dove sono cresciuto, trascorrendo gli anni della mia giovinezza. Oltre tutto la partenza è avventa da una delle città più belle d’Italia. Un piccolo sogno che si stava avverando.
Nell’affrontare il viaggio io e i miei compagni non siamo certo partiti come pellegrini: “ma con animo pellegrino, con la capacità di guardare e cogliere la realtà che ci circonda”, come suggeriva una delle pubblicazioni che illustrano la Via Francigena. Il gruppo dei partecipanti era costituito da cicloturisti amatoriali. L’impegno fisico è stato notevole, la preparazione e l’allenamento ci hanno aiutato a superare le difficoltà, ma la forza interiore ci veniva giorno per giorno da ogni pietra, dai ruderi, piazze e fontane, dai basolati, dai tufi, dai magnifici panorami e, non ultimo, dalla gente che incontravamo solidale e sempre cortese.
Un ringraziamento doveroso all'organizzazione "Viaggiareinbici" e, in particolare, a Daniele e Amita per la professionalità dimostrata durante tutto il percorso. Loro due erano gli unici "professionisti" dell'intero gruppo.

(*) Guida alla Via Fancigena (ed. Terre Di Mezzo)



Lucca - Siena - Viterbo -Roma

Maggio 2016

Parlo della mia esperienza sulla Via Francigena in bicicletta con i miei amici aquilani: Marco e Nando. Li convinco ad accompagnarmi per una esperienza completamente nuova: fare la via francigena in autonomia, senza assistenza e con i bagagli appresso. Accettano senza discutere e con l'entusiasmo che mi aspettavo da loro. Considerando che essendo pensionato non ho impegni lavorativi, concordiamo che mi sarei occupato io della programmazione e dell'organizzazione del viaggio. Propongo loro di partire da Lucca ed arrivare a Siena con due tappe: Lucca - Gambassi Terme e Gambassi - Siena, passando per Altopascio, S.Miniato, S.Giminiano, Colle Val d'Elsa e Monteriggioni che rappresentano, secondo me, la ciliegina sulla torta a completamento del primo tratto della nostra francigena.
Da Siena si prosegue lungo il normale percorso della francigena che io già conosco. Per completare il percorso fino a Roma in una settimana, propongo di percorrere il tratto rimanente in 4 giorni, con tappe di circa 80 chilometri, ad eccezione dell’ultima, molto più breve.
Concordiamo di fare il viaggio all'insegna della sobrietà e della sportività, usufruendo dell'alloggio presso gli ostelli sparsi lungo il percorso. Trattandosi dell’anno del “Giubileo” fin dal mese di febbraio provvedo tramite mail alla prenotazione degli ostelli riuscendo, non senza qualche difficoltà, ad avere la conferma per l’intero percorso. La partenza dall’Abruzzo per Lucca era prevista per domenica 22 maggio. Saremmo arrivati a Roma sabato 28.
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Per il trasferimento a Lucca abbiamo noleggiato un’autovettura monovolume capace di contenere le tre bike oltre ai bagagli. La mattina del 22 sono partito da Roseto degli Abruzzi per Poggio Picenze, in provincia di L’Aquila, dove vivono Marco e Nando. Passando per Rieti, Terni, Perugia, raggiungiamo nel pomeriggio Lucca in tempo per una ampia visita alla città, alloggiando all’ostello “S.Frediano”.
Fin dalle prime tappe ci accorgiamo che percorrere in bicicletta sentieri sterrati con il peso dei bagagli è molto faticoso. Ciò riduce di molto il divertimento, anche perché talvolta scegliamo di abbandonare i sentieri per utilizzare le strade asfaltate che, pur essendo più facili da percorrere, hanno l’inconveniente del traffico.
Come sempre sono munito di macchina fotografica. Per ridurre l'ingombro avevo comprato una compatta "Nikon colpix". Da Lucca a Siena ho scattato numerose foto, perché per me le foto rappresentano il racconto visivo del viaggio. Usciti da Siena ci fermiamo per una foto all'incrocio con la via Cassia, ma inavvertitamente il cinturino si sfila e la macchinetta cade in terra. Riesco a fare un'ultimo scatto con un immagine distorta. E' l'ultima foto della mia via francigena. D'ora in poi ci dobbiamo accontentare di utilizzare lo smart-phone di Nando.
Lasciata Siena percorriamo tutta la Val d'Orcia passando per Buonconvento, S.Quirico d'Orcia, Bagno Vignoni, fino a Radicofani. Questa potrebbe essere la tappa più interessante, ma le tappe della Via Francigena sono una migliore dell'altra ed è difficle fare una graduatoria. Infatti la tappa successiva passa per il borgo castello di Proceno, Acquapendente, Bolsena, Montefiascone per terminare a Viterbo, la città dei Papi con uno dei quartieri medievali più belli d'Italia. All’uscita di Viterbo commetto l’errore (la fretta è sempre una cattiva consigliera!) di seguire un segnale della “via francigena” per autovetture che ci fa allontanare dal percorso ufficiale. Ci troviamo sulla via Cassia che percorriamo fino ad oltre Vetralla. Con l’avvicinarsi della capitale il traffico aumenta con un crescendo sempre più intenso. Sopraffatti dallo stress, più che dalla fatica, saliamo sul primo treno disponibile fino a La Storta, da dove riprendiamo il percorso della francigena per Prima Porta e la ciclabile del Tevere.
Da Piazza S.Pietro, dopo aver fatto timbrare per l’ultima volta le credenziali del pellegrino, conduco i miei amici per una delle più belle passeggiate romane: Gianicolo, Trastevere, Piazza Navona, Fontana di Trevi, Campidoglio, Colosseo, fino a S. Pietro in vincoli, dove Marco e Nando scoprono la meraviglia del Mosè di Michelangelo.
Il fascino di Roma e della passeggiata in bicicletta per luoghi incantevoli è stato il giusto corollario della nostra “Via Francigena”. Possiamo dire che abbiamo concluso in bellezza.



La Via Francigena è una passione

Siena - Roma - Maggio 2017

Sono partito per il terzo anno consecutivo per la Via Francigena in bicicletta.
Un mio amico mi ha chiesto “Non è noioso rifare più volte la stessa strada?” Può darsi, ma io sono d’accordo con Roberto Vecchioni che dice “Quando vedete una cosa la vedete per la prima e per l’ultima volta. Ogni volta è un’altra prima volta. Si vive sempre nel presente, il tempo è verticale”.
Il passato non c’è più e il futuro deve ancora avvenire.
In questo modo ho concepito la “mia” Francigena e l’ho percorsa ogni volta in maniera diversa, ma soprattutto con spirito diverso e con l’intento di scoprire qualcosa di nuovo. Per me è stata sempre una prima volta. Il percorso è stupefacente, sono tante le cose da vedere, tutte interessanti, che non puoi vederle e apprezzarle in una sola volta. Per acquisirle e memorizzarle, è necessario un approfondimento, un ripensamento. Lo spirito che mi ha mosso è stata la passione per bici, ma mi ha stimolato ancora di più la ricerca del bello. La bellezza non è mai noiosa anche se replicata.
La memoria è importante, va conservata e rinvigorita continuamente. Un computer senza memoria diventa un inutile contenitore, altrettanto può succedere a noi quando non curiamo o quando perdiamo la memoria.
Il tratto dalla Toscana a Roma rappresenta la sintesi della storia e dell’arte italiana ed anche dal punto di vista paesaggistico offre scorci suggestivi e variabili, mai ripetitivi. Dagli etruschi ai romani, dal medioevo al rinascimento, senza considerare la lunga storia del papato e il “magnifico” periodo dei Medici, tutto è racchiuso in questa parte di territorio. Qui sono nati e si sono sviluppati l'umanesimo e il rinascimento, nei suoi diversi aspetti: sociali, politici, artistici e letterari. Tante sono le testimonianze che ci sono state tramandate.
Lungo la Via Francigena si attraversano città d’arte, borghi medievali, ruderi antichi e siti termali, ma non mancano paesaggi selvatici e solitari, pievi e castelli. Il percorso è quasi interamente su strade sterrate. Dalla raffinatezza dell’architettura toscana si passa al rustico dei borghi laziali. Dalle pietre e dal cotto toscano si passa alla terra del tufo. Lasciata Siena si percorre la Val d'Arbia e poi la splendida Val d’Orcia, riconosciuta patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. Nel tratto laziale la Francigena attraversa tre grandi parchi naturali: il Parco di Turona, la Valle del Treja e il Parco di Vejo, costeggiando il Lago di Bolsena, senza trascurare i noccioleti di Vetralla. La via Francigena non è certo monotona.

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Il 15 maggio sono partito per Siena facendo il viaggio con i mezzi pubblici: autobus da Roseto degli Abruzzi a Roma, proseguendo con il treno fino a Siena. Ho fatto il viaggio con tutta calma arrivando nel pomeriggio prima della partena per potermi godere alcune ore in giro per le contrade della città tutte in fermento in preparazione del Palio. Dopo la precedente esperienza fatta senza assistenza quest’anno sono tornato con il gruppo di “Viaggiareinbici” di Daniele Caponnetto che garantisce sempre una buona organizzazione. Questa volta era coadiuvato da Paolo e Lorenzo, un trio perfetto. Non volevo ripetere l’errore di presunzione fatto lo scorso anno con i miei due compagni di viaggio; trascinare 20-25 chili di bagaglio per circa 450 chilometri è stata una gran fatica che ci ha impegnati molto e offuscato (ma solo in parte) il piacere del viaggio.
Sono ritornato alla Francigena per apprezzare meglio l’avventura in maniera rilassata, anche se quest’anno mi è mancato molto l’ambiente spartano e giovanile degli ostelli, perché abbiamo alloggiati in alberghi, comodi e lussuosi, ad eccezione dell'albergo di Campagnano che assomiglia più ad una stamberga, ma è l'unico esistente in questo borgo laziale!
Il percorso da Siena a Roma dura cinque giorni con tappe di circa 60 chilometri. Ritornare ad attraversare quei luoghi fantastici in sella ad una bicicletta senza l'ingombro dei bagagli è magnifico. Un senso di leggerezza, di libertà e di gioia mi ha accompagnato per tutto il viaggio. E' stato come averlo ri-scoperto per la prima volta.
Arrivati a Formello già si sente la vicinanza della meta finale. Roma è vicina. Deviando dal tragitto tradizionale della Francigena si entra a Roma percorrendo la ciclabile del Tevere. In lontananza già si vedono le sagome delle cupole romane, con il cupolone michelangiolesco che sovrasta tutte le altre.
Tornare a Roma è per me sempre emozionante. Entrando a Roma in bicicletta l'adrenalina'e è alle stelle. Ancor più suggestivo è attraversare la città in bici in un groviglio interminabile di visioni: antichità, facciate barocche e rinascimentali, ville storiche e giardini, vicoli nascosti e grandi monumenti. Uno spettacolo unico, anche sotto la pioggia. All'ingresso di Roma, infatti, ci ha accolti una pioggierellina fitta fitta, che in Piazza S. Pietro si è trasformata in uno splendido sole.
Anche quest’anno non c’è stata delusione o noia. La via Francigena è proprio una passione.
Per la verità una delusione c’è stata, ma non riguarda la via Francigena, riguarda la scarsa visione turistica di quella che dovrebbe essere la città eterna: la città turistica per eccellenza. Nella traversata di Roma da Piazza S.Pietro verso la stazione Termini volevo fare una sorpresa ai miei compagni di viaggio. Arrivati in S.Pietro in Vincoli la sorpresa è stata amara perché abbiamo trovato la chiesa chiusa per ....pausa pranzo. Non è stato possibile ammirare la statua del Mosè di Michelangelo che, tra l’altro, nessuno dei miei compagni aveva mai visto dal vivo. Dovevamo prendere il treno del ritorno e non potevamo aspettare la riapertura del museo.
Certi fenomeni spiegano il perché nonostante la sua bellezza e la sua unicità, riconosciuta da tutti, Roma non sia la città più visitata al mondo.